Obbiettivo dell’articolo è quello di illustrare attraverso la descrizione di un caso clinico affrontato con il modello di Terapia Breve Centrata sulla Soluzione (TBCS) (Berg & Miller, 1992; de Shazer,1984; de Shazer et al., 1986; Iveson et al., 2012,), l’utilizzo della tecnica della Lettera dal Futuro (Dolan, 1998) nell’ambito dell’intervento familiare.
Nella pratica della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione, le tecniche che stimolano l’immaginazione di un futuro desiderato rappresentano gli strumenti fondamentali per attivare le risorse delle persone e dei sistemi familiari. La Lettera dal Futuro è una di queste tecniche, particolarmente efficace nel lavoro con le famiglie, poiché permette di co-costruire una visione condivisa del cambiamento e di identificare i passi concreti per realizzarla.
In questo articolo verrà presentato il caso di una famiglia che illustra come l’utilizzo strategico di questa tecnica possa facilitare il processo terapeutico in una situazione di conflitto genitori-adolescente. Nel rispetto della tutela e della privacy delle persone, nella narrazione dell’intervento sono stati utilizzati dati in alcun modo riconducibili ai protagonisti della storia.
La richiesta di aiuto
La famiglia, composta da quattro persone, giunge in terapia su richiesta della madre, Sara una donna di quarantacinque anni, preoccupata per il comportamento della figlia Sofia, una ragazza adolescente di quindici anni. Nell’ultimo anno la ragazza aveva mostrato un progressivo ritiro sociale, rimanendo confinata nella sua stanza per diverso tempo, un calo del rendimento scolastico e conflitti accesi e frequenti con entrambi i genitori. I tentativi di questi ultimi di “farla ragionare” e di imporre delle regole più rigide purtroppo non avevano portato ai risultati sperati, peggiorando la situazione e creando un costante clima di tensione tra tutti i membri della famiglia. Infatti anche il padre Luca, un uomo di quarantasette anni e il figlio più piccolo Marco, dodici anni, erano molto preoccupati e sfiduciati.
Il primo incontro: oltre il conflitto
Quando Sara e Luca giungono in terapia insieme ai due figli, dichiarano apertamente di essere ormai arrivati in un vicolo cieco, manifestando il proprio vissuto di impotenza con parole come: “Non sappiamo più cosa fare!”
Entrambi raccontano che Sofia nell’ultimo anno si è allontanata progressivamente da tutti, di rimanere spesso chiusa in camera, di accumulare brutti voti e di rimanere spesso in silenzio nei momenti conviviali in famiglia. Il padre, inoltre, interviene elencando tutti i tentativi per comunicare con lei, dalle lunghe conversazioni volte a capire il problema, all’imposizione di regole più ferree sull’utilizzo dei social, fino ai controlli sulle attività scolastiche, motivando tutto ciò con parole come: “Le abbiamo spiegato mille volte l’importanza della scuola! Ma è come parlare a un muro!”
Quando Sofia parla, lo fa con voce bassa, rispondendo: “Voi non capite, cercate solo di controllarmi. Di quello che dico non vi importa niente!”, parole che mettono in evidenza il disagio vissuto.
Fin dalle prime battute quindi emerge un sistema di interazioni disfunzionale (Watzlawick et al., 1974; Fisch et al., 1982) in cui più i genitori cercano di avvicinarsi alla figlia attraverso il controllo, più Sofia si ritira. Più lei si ritira, più loro intensificano i tentativi di controllo, in un circolo vizioso che sebbene sia alimentato dall’affetto, genera solo incomprensione reciproca. Tuttavia dietro il conflitto, si intuisce la presenza di un desiderio comune esplicitato con le Migliore Aspettativa della famiglia, ovvero quello di cercare una via d’uscita, nonostante tutto.
Costruire una nuova narrazione: dalla problematica alla soluzione
Proseguendo nell’intervento attraverso l’introduzione della Domanda del Miracolo, le prime risposte descrivono uno scenario completamente diverso in cui i dialoghi mettono in luce desiderio di ascolto e condivisione. Sara infatti risponde: “Io sarei più disposta ad ascoltare e Sofia scenderebbe per la colazione e mi racconterebbe qualcosa, non perché glielo chiedo, ma perché lei vuole!” Sofia aggiunge: “I miei genitori mi farebbero domande per sapere come sto, non per controllarmi. E ascolterebbero davvero! Io parlerei di più!” Luca dichiara: “Ci sarebbe più leggerezza e potremmo scherzare come prima!”
Queste risposte indicano la co-costruzione di una visione del futuro formulata non in termini di assenza del problema, ma di presenza di qualcosa di positivo. Si iniziano poi a esplorare le eccezioni de Shazer, 1984; de Shazer et al., 1986) ai problemi ed emergono situazioni in cui la famiglia si era trovata a condividere spontaneamente chiacchierate e momenti di relax. Queste eccezioni dimostrano che la famiglia possiede già le risorse (de Shazer, 1984; de Shazer et al., 1986; Campinoti et al., 2025) per creare i momenti che desidera. Il compito terapeutico diventa quindi quello di rendere visibile e replicabile ciò che già funziona.
Il potere trasformativo della narrazione: la Lettera dal Futuro
È nella terza seduta che viene introdotta la tecnica della Lettera dal Futuro usando la formula: “Vorrei chiedervi di scrivere una lettera dal futuro. Immaginate di essere tra un anno. Le cose sono cambiate, la famiglia sta bene. Da quel futuro, scrivete una lettera a voi stessi di oggi, raccontando come è la vita, cosa è cambiato, quali passi avete fatto per arrivare fin lì”.
Quando ci si ritrova per la quarta seduta, l’atmosfera è diversa. Sofia legge per prima: “Cara Sofia del passato, so che ti senti incompresa e sola. Ti voglio dire che le cose miglioreranno. Mamma e papà hanno imparato ad ascoltare davvero. Io ho capito che erano solo spaventati!”
Sara legge con voce rotta: “Cara Sara, sono serena. Sofia sta benissimo, abbiamo un rapporto bellissimo. Ho capito che non devo controllare tutto. Ho imparato ad ascoltare senza già avere la risposta pronta. Con Luca siamo diventati una squadra. Ti direi: fidati di tua figlia!”
Luca condivide: “Un anno fa mi sentivo un padre che non era in grado di farcela. Pensavo di dover cambiare Sofia. Ora ho capito e ho imparato a dire ‘Sofy ti ascolto’ invece di ‘dovresti fare’. La comunicazione viene prima di qualsiasi cambiamento!”
Anche Marco contribuisce descrivendo una casa dove può invitare gli amici senza imbarazzo, dove le cene sono momenti piacevoli.
Il dialogo che trasforma
Dopo la lettura, si apre un dialogo aperto e incentrato sul confronto. La famiglia identifica azioni concrete per costruire il loro futuro desiderato come porre domande curiose e non controllanti, scegliere un momento della settimana come appuntamento fisso, dove ciascuno condivide un momento positivo. Tuttavia il risultato principale riguarda la narrazione che la famiglia ha di sé stessa. Non sono più una famiglia disfunzionale con una figlia problematica, ma una famiglia che attraversa una fase di crescita e possiede le risorse per affrontarla insieme.
Consolidamento e autonomia
Nelle settimane successive, la famiglia sperimenta i cambiamenti immaginati attraverso lo Scaling, fino a giungere all’ultima seduta, dove si respira un’atmosfera di leggerezza e complicità. Ognuno ha trovato un ruolo efficace e la strada da proseguire per crescere insieme e in armonia.
Riflessioni conclusive: il potere della visione condivisa
Il percorso con questa famiglia permette di riflettere su diversi principi fondamentali della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione. La tecnica della Lettera dal Futuro ha funzionato come catalizzatore dell’intervento, permettendo di co-costruire una narrazione alternativa, non più concentrata sul problema in maniera totalizzante.
Questo caso dimostra come la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione offra una cornice efficace per il lavoro familiare. L’orientamento al futuro, la ricerca delle eccezioni, la valorizzazione delle risorse si sono rivelati strumenti fondamentali per interrompere pattern disfunzionali e co-costruire nuove possibilità. La tecnica della Lettera dal Futuro, in particolare, rappresenta uno strumento che può essere adattato a diversi contesti, mantenendo sempre al centro l’idea che le famiglie possiedano già le risorse per costruire il loro futuro desiderato.
Bibliografia
Berg, I. K. & Miller, S. (1992). Working with the Problem Drinker: A Solution Focused Approach. W. W. Norton.
Campinoti, V., Giannetti, A., Moccia, F., Pavoni, B. & Pergher, V. (2025). Single Session Therapy as a Tool to Create, Bring Out, and Enhance Client’s Resources. In F. Cannistrà e M. F. Hoyt (Eds.), Single Session Therapies. Why and How One-at-a-Time Mindsets Are Effective (pp. 320-333). Routledge
de Shazer, S. (1984).The death of resistance, Family Process, 23 (11), 11-17..
de Shazer, S., Kim Berg, I., Lipchik, E., Nunnally, E., Molnar, A., Gingerich, W., & Weiner-Davis, M., (1986). Brief Therapy: Focused Solution Development. Family Process, 14, 79-93. https://doi.org/10.1111/j.1545-5300.1986.00207.x
Dolan, Y. (1998). One Small Step. Papier-Marché Press.
Fisch, R., Weakland, J. H., & Segal, L. (1982). The tactics of change: Doing therapy briefly. Jossey Bass.
Iveson, C., Ratner, H. & George, E. (2012). Solution focused brief therapy: 100 key points and techniques. Routledge.
Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change: Principles of Problem Formation and Problem Solution. W.W. Norton.

