Lavorare sulle eccezioni al problema con la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione – Un caso clinico

Scritto da Pier Paolo D'Alia

(Il caso clinico descritto in questo articolo NON è reale. Si tratta di una narrazione esemplificativa di una sessione di terapia a seduta singola che prende spunto da più situazioni modificate e rese opportunamente irriconoscibili).

Quando penso a una psicoterapia, onestamente, non vorrei mai trovarmi davanti uno psicologo o una psicologa. Questo per varie ragioni che non starò qui a spiegare.

Un altro aspetto che contraddistingue il mio approccio è la scelta, quasi scontata, di utilizzare la Terapia Strategica quando ho a che fare con problematiche di natura fobica.

Marina (32 anni, utilizzo un nome di fantasia) si presenta da me con entrambi questi hastag dunque, arrivando alle ragioni di questa premessa, utilizzare l’approccio Breve Centrato sulla Soluzione, ha rappresentato una sfida che ho deciso di raccogliere molto volentieri.

Provare forti stati ansiosi quando si vedono degli aghi non è il massimo, soprattutto se si è diventati genitori da poco più di un mese, ancor di più se si deve tornare in ospedale per imprevisti o problematiche varie. Inoltre un neonato è una scoperta continua per una neo-mamma che deve fare i conti con cambi, vomito, tosse, contagi vari, allattamento e così via. Tutti aspetti che, se si hanno difficoltà ansiose e di rimuginio, costituiscono sia il concime che il terreno fertile per lo sviluppo di problematiche che poi portano in terapia.

L’aspettativa di Marina

In pieno stile SFBT descriviamo l’aspettativa di Marina, che si esprime nella capacità di superare e avere strumenti per gestire questi suoi stati d’ansia, così come la ruminazione legata al senso di inadeguatezza per non riuscire ad essere mamma al 100%. Al minimo segnale di imprevisto (un colpo di tosse, uno sbadiglio, il vomito) Marina si bloccava e aveva bisogno del sostegno dei sui genitori per gestire la bambina neonata.

Descrivendo il suo futuro desiderato con la domanda del miracolo, mi racconta che si vorrebbe svegliare con dei pensieri legati all’accudimento (e non con il rimuginio sull’essere inadeguata), si vedrebbe compiere azioni da madre durante il giorno, lascerebbe che anche il marito si occupasse della bambina, la porterebbe fuori a passeggiare, tornerebbe a pensare al lavoro. Queste alcune delle note più importanti che riguardano la prima seduta.

Negli incontri successivi, il pensiero di ricorrere ad alcune tecniche paradossali/strategiche mi ha sempre sfiorato, proprio per la mia abitudine al trattamento di tali difficoltà.

E’ stata Marina stessa a indirizzarmi totalmente verso la Terapia Breve Centrata sulla Soluzione. Vediamo come.

Al termine del primo colloquio ci lasciamo con il compito invariante classico, nella sua versione osservativa; ovvero ho chiesto di osservare/notare tutte le differenze che le faranno dire di essersi spostata, anche leggermente, sulla scala del presente (partivamo da un 4).

Utilizzo quasi sempre compiti puramente osservativi nel primo colloquio, anche se ho idea di trovarmi in una relazione cliente-terapeuta dove, in realtà, potremmo utilizzare sia compiti osservativi che comportamentali.

Il risultato è stato un’escalation di soluzioni ed eccezioni che Marina ha osservato per i successivi 4 incontri, prima sul piano personale, poi su quello relazionale, poi ancora su quello personale.

Ho iniziato a fare un pò di cose da mamma”, “La bambina ha vomitato e ho gestito in autonomia la situazione”, “Ho messo la crema sia a me che a mia figlia”, “Ho lasciato che mio marito gestisse la bambina senza urlargli contro”, “Ho chiesto ai miei un pò di lontananza, voglio fare da sola”, “Mi sveglio regolarmente la mattina per allattare”.

Queste sono alcune delle note riportate dalla seconda alla quinta seduta.

Tra il secondo e il terzo incontro accade un episodio significativo. La bambina deve essere accompagnata in ospedale per un piccolo imprevisto e, arrivati sul posto, la sottopongono a un prelievo. Abbiamo già parlato della fobia degli aghi di Marina, immaginiamola proiettata sulla propria figlia di appena 1 mese.

Tuttavia il processo di solution-talk avviato nella prima seduta aveva già iniziato a rafforzare le competenze della ragazza che, trovatasi nella situazione, ha evitato di evitare gestendo il tutto con sua grande sorpresa e ammirazione. 

Tutti questi incontri si sono basati sulla logica d iespandere e rafforzare le eccezioni / soluzioni al problema, sia attraverso strategy questions che identity questions. Possiamo dire che le sedute successive sono state gestite quasi esclusivamente attraverso il modello E.A.R.S., che ho descritto in un altro articolo (https://www.istitutoicnos.it/terapie-brevi/terapia-breve-centrata-sulla-soluzione/le-ears-questions-in-tbcs/). 

Nell’approccio SFBT il terapeuta tiene particolarmente conto di alcuni processi rivolti al cliente, ovvero far capire esattamente come ha fatto a trovare alcune soluzioni e (non meno importante) come utilizzarle, al tempo stesso tradurre tutto questo in nuovi significati (che persona potrei essere), quindi in una realtà più funzionale. Ricordiamoci che siamo in ambito Costruttivista e Costruzionista.

Cosa possiamo notare da tutto ciò?

Restando attinenti alla problematica iniziale, vediamo come i pensieri ridondanti sul senso di incapacità(nell’essere madre) e colpa presenti inizialmente, siano stati sostituiti da pensieri più funzionali sul senso di efficacia (https://www.istitutoicnos.it/terapie-brevi/terapia-breve-centrata-sulla-soluzione/caso-clinico-in-tbcs-il-potere-del-mettere/ ).

Questo processo è stato chiaramente sostenuto dalle risorse e soluzioni che Marina ha messo in campo e che è riuscita a notare egregiamente.

Non siamo andati alla ricerca della causa primaria, non abbiamo indagato e/o approfondito le emozioni negative presenti nella ragazza.

Ci siamo focalizzati sulle cose che hanno funzionato e sulle sensazioni ed emozioni emergenti perché questi sì, che aggregano nuovi significati intorno alla soluzione.

BIBLIOGRAFIA

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2021). Terapia breve centrata sulla soluzione. Principi e pratiche. EPC Editore.

Scritto da Pier Paolo D'Alia

Mi chiamo Pier Paolo D’Alia e sono uno psicologo dal 2005, laureato all’Università “La Sapienza” di Roma nell’indirizzo “Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni”. L’area sociale è stata quindi la mia prima passione e quella che coltivo tutt’ora, lavorando presso la Coop. Soc. Il Pungiglione di Monterotondo (Roma). Mi occupo di orientamento professionale e sostegno nell’inserimento lavorativo di fasce svantaggiate oramai dal 2008/09. L’altra passione relativa alla psicologia, quella per la clinica, è arrivata un pò dopo ma è stata altrettanto importante. Ho infatti deciso di iscrivermi alla scuola di specializzazione in Psicoterapia Strategica Integrata di Roma (SCUPSIS), che frequento dal gennaio 2014. Collaboro con l’Istituto ICNOS e con l’Italian Center for Single Session Therapy .
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