Il caso è stato anonimizzato e i dettagli identificativi modificati per proteggere la riservatezza della cliente. La pubblicazione avviene nel rispetto del codice deontologico degli psicologi e delle linee guida per la divulgazione clinica.
Abstract
Questo articolo descrive un caso clinico trattato con il modello della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione applicato alla coppia. I protagonisti, Daniela e Giovanni (nomi di fantasia), iniziano un percorso a causa di una crisi di fiducia. Il lavoro si è concentrato non tanto sulla ricostruzione degli eventi che avevano generato la rottura, quanto sull'individuare e amplificare ciò che, nella relazione, già funzionava, in una situazione in cui l'attenzione di entrambi era invece quasi interamente catturata da ciò che non andava.
Il problema
Daniela e Giovanni sono una giovane coppia, convivente da cinque anni, che nell'ultimo anno ha attraversato una crisi profonda.
Daniela ha vissuto un'attrazione per un collega e, complici sensi di colpa e il lasciarsi trascinare dalle proprie sensazioni del momento, ha interrotto la relazione con Giovanni in modo improvviso. Ha poi intrapreso un percorso di psicoterapia individuale che le ha permesso di ricollocare l'accaduto in una cornice diversa, ed è tornata dal partner. Giovanni, però, è rimasto con dubbi profondi e una fiducia incrinata.
I due si sono rivolti a me prima che le reciproche accuse diventassero insostenibili al punto da rendere la convivenza impossibile.
Fin dal primo colloquio emerge con chiarezza un meccanismo circolare: Giovanni cerca rassicurazione attraverso un controllo serrato fatto di domande frequenti sui sentimenti e sui pensieri di Daniela, oltre che richieste di resoconti dettagliati sulla giornata.
Daniela, pur dicendosi sicura dei propri sentimenti, vive questo controllo come una pressione che la porta a chiudersi. La chiusura, a sua volta, alimenta la diffidenza di Giovanni, che intensifica il controllo.
È un'escalation simmetrica classica: più uno chiede, più l'altra si ritira; più lei si ritira, più lui chiede. Ognuno, dal proprio punto di vista, sta semplicemente reagendo al comportamento dell’altro, il che rende il ciclo particolarmente resistente a una soluzione razionale o a base di rassicurazioni verbali.
Conversazioni sulla soluzione
La coppia arriva molto incastrata nella propria lettura individuale del problema. Giovanni teme che Daniela lo abbandoni di nuovo. Daniela teme di stancarsi della tensione generata dal continuo interrogatorio di Giovanni.
Decido quindi di spostare il focus e chiedo loro:
“Se stanotte accadesse un miracolo, e tutto ciò che vi ha portati da me oggi si risolvesse, quali sarebbero le prime cose di cui vi accorgereste?”
Giovanni descrive una sensazione di tranquillità che lo porterebbe a essere più affettuoso con Daniela, quindi a dare, oltre che a chiedere. Le proporrebbe più attività da fare insieme, rimuginerebbe meno e potrebbe dedicarsi ai suoi hobby in serenità.
Daniela, dal canto sui, racconta che includerebbe con più piacere Giovanni nelle sue attività, e che parlerebbe della propria giornata in modo leggero e spontaneo, senza la sensazione di essere sotto esame.
È interessante notare come le due descrizioni, pur partendo da posizioni difensive opposte, convergano sullo stesso terreno: meno controllo da un lato, meno necessità di proteggersi dall'altro. Il miracolo, raccontato separatamente, disegna già l'inizio di una soluzione condivisa. Un dato che nelle sedute successive diventerà una risorsa esplicita su cui lavorare.
La situazione attuale
Quando chiedo alla coppia di posizionarsi su una scala da 0 a 10, dove 10 è la migliore aspettativa possibile e 0 l’esatto opposto, entrambi rispondono 3.
Stanno e vogliono stare insieme, ma in questo momento è un sentimento che non riescono a percepire pienamente, occupati dal capire come sono potute accadere determinate cose.
Invitati a descrivere cosa noterebbero un gradino più in su, a 4, la coppia individua segnali piccoli e concreti. Giovanni racconta che si accorgerebbe di essere riuscito, almeno una volta nella giornata, a trattenere una domanda di controllo prima che gli uscisse spontanea. Daniela immagina di riuscire a raccontargli un episodio della giornata di sua iniziativa, senza che lui glielo chieda. Un gesto piccolo, ma che per lei avrebbe il significato di una scelta libera e non di una resa a una richiesta.
Il compito assegnato
A questo punto li congedo con un compito un pochino diverso dal classico noticing. Normalmente si chiede di notare ciò che spontaneamente accade nella vita delle persone e che le farebbe dire di essere un gradino più in su.
A Daniela e Giovanni, invece, prescrivo esplicitamente una piccola variazione nei comportamenti (“come se” le cose fossero già un gradino più in su) con una condizione precisa: il comportamento scelto non va dichiarato al partner, che dovrà invece provare a notare e individuare cosa l'altro ha messo in atto.
Questa variante ha una doppia funzione. Da un lato introduce un piccolo cambiamento comportamentale concreto, dall'altro l'assenza di dichiarazione trasforma ciascun partner in un osservatore attivo dell'altro, orientato a cercare segnali positivi anziché conferme del problema.
È un modo indiretto per disinnescare proprio quel meccanismo di controllo-chiusura che alimentava la crisi: Giovanni smette di chiedere e inizia a osservare. Daniela, sapendo di essere osservata con intenzione benevola anziché sospettosa, è più libera di mostrarsi.
La risalita sulla scala
Le sedute successive seguono la falsariga della prima: chiedo cosa hanno notato nelle settimane precedenti, cosa hanno messo in atto loro stessi per provare a stare un gradino più in su, e verifico con l'altro se ciò che uno racconta di aver fatto corrisponde a ciò che il partner ha effettivamente notato. Un controllo incrociato che rinforza la sensazione di essere visti e riconosciuti dall'altro.
Alla quinta seduta Giovanni si colloca a 7 ½: negli ultimi tempi ha sentito di più il loro essere coppia e le cose sono tornate ad essere piacevoli senza eccessivi sforzi. Le domande e i dubbi hanno “abbassato il volume”.
Daniela si colloca a 8: Giovanni la pressa di meno e questo le permette di essere più rilassata e di avvicinarsi a lui con più piacere, aprendosi e coinvolgendolo maggiormente. Inoltre i conflitti vengono gestiti in maniera più costruttiva di prima.
Arrivati a questo punto la coppia si sente soddisfatta dei risultati raggiunti e sentono di voler proseguire in autonomia. Fissiamo un follow up dopo 3 mesi, durante il quale la soddisfazione si conferma stabile.
Considerazioni conclusive
Il caso illustra bene un punto centrale dell'approccio centrato sulla soluzione: in un sistema bloccato da un'escalation simmetrica, insistere sulla ricostruzione analitica del problema rischia di rinforzare le posizioni difensive di entrambi. Spostare precocemente l'attenzione su una descrizione condivisa e concreta del futuro desiderato (la domanda miracolo) e su piccoli segnali osservabili di avvicinamento ad esso (la scala) ha permesso alla coppia di uscire dal ciclo senza dover prima "risolvere" la questione della fiducia sul piano verbale o narrativo.
Riferimenti bibliografici
Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2021). Terapia breve centrata sulla soluzione: Principi e pratiche. EPC srl.
Haley, J. (1987). Cambiare le coppie. Conversazioni con Milton H. Erickson. Astrolabio
Watzlawick, P., Beavin, J. H., & Jackson, D. D. (1971). Pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio



