La Logica è una disciplina da sempre utilizzata dall’uomo per raggiungere i sui obiettivi. Essa nasce con il mondo ellenico in Occidente e con l’arte della strategia nell’antica Cina, a Oriente. Inizialmente fondeva in sé arte e scienza; solamente con Aristotele si arriva alla formulazione della logica ordinaria a cui facciamo riferimento tutt’oggi nella nostra cultura. Secondo questa logica, a un evento, una situazione, una sensazione si può attribuire un unico significato; invece, tutto ciò che non è razionale come la creatività, l’arte o le logiche circolari, contraddittorie e paradossali sono da considerarsi non rigorose.
Ma la logica non ordinaria è proprio quella su cui si fonda per natura il ragionamento umano. Infatti, ad un evento attribuiamo significati differenti a seconda della situazione, dello stato d’animo, del punto di vista… Come anche nelle dinamiche interpersonali sono molto più frequenti dinamiche che seguono logiche circolari, contraddittorie e paradossali.
La logica aristotelica è intrisa nel nostro retaggio culturale e spesso ci porta ad andare alla ricerca dell’unica interpretazione ritenuta “corretta” e ad ancorarci rigidamente ad essa. Ma ogni attribuzione di significato finisce per essere un autoinganno, come sottolinea Nardone. In questo autoinganno cerchiamo di ridurre alla logica ordinaria ciò che non può essere spiegato secondo una logica lineare “incastrandoci” in questa rigidità.
La psicologia strategica: tecniche paradossali per produrre il cambiamento
La psicologia strategica utilizza come effettivi strumenti operativi i paradossi, le contraddizioni, le profezie e gli autoinganni. L’attuale psicologia strategica ha le sue radici nella scuola di Palo Alto (California) dove, verso la fine degli anni ’60, alcuni ricercatori del Mental Research Institute come Paul Watzlawick svilupparono una nuova modalità di fare psicoterapia definita strategico-paradossale. Essa ricercava soluzioni immediate indipendentemente dalle cause delle patologie. Essi attinsero anche dalle ricerche effettuate da Erickson, psichiatra che utilizzava il metodo ipnotico attraverso l’utilizzo di interventi suggestivi indiretti, paradossali e metafore.
La psicologia strategica si basa, appunto, su una logica paradossale attraverso prescrizioni apparentemente assurde che però sono volte a sbloccare le situazioni “incastrate” che la persona porta. Solamente alla fine del percorso terapeutico si spiega alla persona la logica paradossale sottostante questi interventi. Il terapeuta utilizza un linguaggio persuasivo, ricco di metafore per introdurre tali compiti che il paziente dovrà attuare tra una seduta e l’altra. Lo scopo di tali interventi è rendere intenzionale la sintomatologia cambiandone il significato originario attraverso la sua ristrutturazione. La persona assumerà quindi maggiore controllo del problema e si sentirà in grado di affrontarlo autonomamente tramite le strategie indicate. Ciò porta a disinnescare le dinamiche precedenti, intaurarne di nuove e quindi al cambiamento.
Prescrizioni paradossali
Le prescrizioni paradossali sono interventi terapeutici che utilizzano messaggi contraddittori per interrompere i meccanismi di resistenza del paziente. Hanno l’obiettivo di rompere il circolo in cui la persona si pone tentando di risolvere il suo problema. Infatti, spesso ciò che impedisce di creare un cambiamento è il continuo perpetrare strategie errate che mantengono il problema e lo alimentano (Tentate Soluzioni Disfunzionali).
Utilizzare le prescrizioni paradossali permette invece di far emergere le contraddizioni e generare un processo di autoconsapevolezza e cambiamento.
L’ordalia è una delle prescrizioni paradossali più utilizzate, è particolarmente efficace nei disturbi ossessivo-compulsivi. In questo caso si chiede alla persona di compiere comportamenti specifici che rendano i suoi rituali difficili o fastidiosi. Ad esempio, si può chiedere di pulire una stanza della casa in modo minuzioso, per diverse ore senza interruzione, con differenti prodotti di pulizia, fino a raggiungere uno stato di esasperazione.
Si rende in questo modo il sintomo volontario portando la persona a confrontarsi con l’inutilità del suo rituale. Questa versione esagerata delle proprie compulsioni porta infatti la persona a saturazione e quindi a interrompere le sua Tentata Soluziona Disfunzionale. Essa infatti diventa consapevole della sua possibilità di tollerare la sensazione di contaminazione.
Le prescrizioni paradossali sono uno strumento efficace: si ottengono risultati molto rapidamente, provocano una trasformazione profonda e sono più facilmente accettate. Si ha infatti meno resistenza da parte della persona e si riesce in questo modo a sbloccare sintomi che differentemente sarebbe più ostico trattare.
Bibliografia:
Nardone G. con Balbi E. (2008). Solcare il mare all’insaputa del cielo. Lezioni sul cambiamento terapeutico e le logiche non ordinarie. Milano: Ponte alle Grazie
P. Watzlawick, G. Nardone, Terapia breve strategica, Raffaello Cortina Editore, 1997

