Ti è mai capitato che il paziente, durante una seduta, affermi di non poter fare a meno di compiere certe azioni?
O di accorgerti che la persona è bloccata in un circolo vizioso di azioni che mantengono e alimentano il problema?
Oppure che nessuna strategia sembra funzionare e hai l’impressione che la terapia sia giunta ad un punto morto?
In questi casi può essere utile prescrivere il sintomo, una manovra che utilizza le caratteristiche del problema per rivolgerle al servizio della soluzione.
In questo articolo scoprirai che cos’è e come si può prescrivere il sintomo, quando è utile farlo e perché è uno strumento che ogni terapeuta dovrebbe conoscere.
Prescrivere il sintomo: che cos’è e come funziona
Quando il terapeuta prescrive il sintomo chiede al paziente di compiere volontariamente i comportamenti che intende eliminare, con alcune differenze che possono riguardare:
- La durata, ossia per un tempo maggiore o minore al solito;
- La frequenza, quindi un numero di volte superiore o inferiore alla norma;
- L’intensità, che potrà essere maggiore o minore rispetto a quella sperimentata di solito;
- Il contesto, creando quindi una situazione diversa da quella in cui si presenta il problema;
- Il focus attentivo, per cui si chiede al paziente di fare attenzione ad alcuni parametri fisiologici (respirazione, temperatura corporea, sensazioni particolari), pensieri o emozioni legati al problema (Secci, 2016, p. 57).
Si tratta di un tipo di intervento che non solo aggira la resistenza al cambiamento della persona, ma sfrutta il sintomo stesso, portandolo all’esasperazione fino a dissolverlo (Nardone, 2003).
Quando prescrivere il sintomo: alcuni esempi
La prescrizione del sintomo è un intervento utilizzato in situazioni in cui risulta difficile, se non impossibile, interrompere volontariamente quelle azioni che possono alimentare o peggiorare il problema, note anche come tentate soluzioni disfunzionali (Nardone C Watzlawick, 1993).
Alcuni esempi di prescrizione del sintomo sono:
- La tecnica della “peggiore fantasia”, che consiste nel chiedere alla persona di cercare di aumentare le sensazioni d’ansia il più possibile in un intervallo di tempo preciso (Nardone C Watzlawick, 1993).
- La prescrizione del “Se fai 1 fai 5” (Nardone, 2016), che prevede la ripetizione volontaria di un comportamento compulsivo ogni volta che viene messo in atto;
- La “dieta paradossale”, per cui il terapeuta prescrive di mangiare tutto ciò che si desidera solo ed esclusivamente all’interno dei tre pasti principali (Nardone, 2007).
Perché prescrivere il sintomo funziona
La prescrizione del sintomo è una tecnica paradossale che funziona secondo la logica di “incrementare per ridurre” (Hoyt C Cannistrà, 2023), attraverso la creazione di un compito da svolgere tra una seduta e l’altra che ricalca il problema da risolvere. In questo modo, il terapeuta mira a rendere il sintomo un comportamento volontario della persona, che così può riuscire a controllare ciò che prima era, per lei, incontrollabile (Nardone C Watzlawick, 1993).
Prescrivere il sintomo, inoltre, instaura un doppio legame terapeutico, ossia una situazione per cui qualsiasi azione del paziente fa evolvere il problema in positivo (Secci, 2016, p. 57).
Nella seduta successiva, infatti, possono verificarsi tre possibili scenari:
- La persona potrà dire di essere riuscita ad eseguire il compito assegnato: in questo caso, sarà riuscita a prendere il controllo del problema e potrà pensare di poterlo cambiare;
- Se invece il sintomo si sarà ripresentato, il terapeuta potrà ridefinire la situazione come un normale passaggio del percorso e complimentarsi con il paziente per aver eseguito il compito con precisione;
- Infine, se il paziente non avrà eseguito la prescrizione, il terapeuta potrà affermare che il sintomo non si è presentato dall’ultima seduta.
In ogni caso, l’autorevolezza e la competenza del terapeuta aumentano, grazie alla possibilità di ridefinire la nuova situazione come un’evoluzione positiva del problema (Secci, 2016, p. 58).
Quando il terapeuta prescrive il sintomo, quindi, non usa semplicemente una tecnica. Attraverso l’uso di ristrutturazioni e ridefinizioni del problema, può concretizzare un passo in avanti verso la soluzione del problema, accrescendo così la fiducia del paziente nella terapia e consolidando l’alleanza terapeutica.
Bibliografia
- Hoyt, M. F., C Cannistrà, F. (2023). Conversazioni di Terapia Breve. Esplorando interventi efficaci in psicoterapia. EPC Editore.
- Secci, E. M. (2016). Le Tattiche del Cambiamento-Manuale di Psicoterapia Strategica. Youcanprint.
- Nardone, G., C Watzlawick, P. (1993). L'arte del cambiamento: la soluzione dei problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi. Ponte alle Grazie.
- Nardone, G. (2015). La dieta paradossale. Sciogliere i blocchi psicologici che impediscono di dimagrire e mantenersi in forma. TEA.
- Nardone, G. (2016). La terapia degli attacchi di panico: Liberi per sempre dalla paura patologica. Ponte alle Grazie.



