La Psicoterapia Strategica utilizza logiche paradossali non lineari per ridurre la sintomatologia.
Gli interventi paradossali possono essere molteplici e di diversa tipologia, infatti uno dei primi terapeuti a utilizzarli fu Alfred Adler, allievo di Freud.
In questa sede ci concentreremo sugli interventi propri della Terapia Strategica che utilizzano il sintomo stesso per ridurlo.
Interventi paradossali in Terapia Strategica
Innanzitutto bisogna chiarire il concetto d’intervento paradossale. Esso può essere spiegato come quell’intervento in cui si lavora andando esattamente nella direzione dalla quale si vorrebbe rifuggire.
La prescrizione psicoterapeutica paradossale tipica della terapia breve strategica è la prescrizione del sintomo in cui il terapeuta chiede al paziente di mettere in atto volontariamente e in modo prescritto il comportamento o il sintomo da cui desidera liberarsi. Essa viene utilizzata soprattutto con i comportamenti sintomatici che sono fuori dal nostro controllo, come le ossessioni o le compulsioni, ma anche con sintomi ansiosi come i tic e la balbuzie. In questi casi cercare di non far accadere il sintomo è inefficace.
Un esempio dell’utilizzo di tale tecnica per la balbuzie è un famoso caso clinico esposto nell’altrettanto famoso libro di Paul Watzlawick e colleghi: “Change”. Il caso clinico riguarda un commesso viaggiatore balbuziente che si rivolse al Brief Therapy Center. A questo paziente venne suggerito di balbettare ancora di più, la prescrizione venne motivata affermando che i suoi clienti avrebbero dovuto prestare maggiore attenzione a ciò che lui avrebbe detto loro. Proprio il fatto di essersi impegnato a balbettare ancora di più ha avuto l’effetto di ridurre la balbuzie stessa.
Incrementare per ridurre
Alla base di molti di questi interventi paradossali e/o di prescrizione del sintomo vi è la logica dell’Incrementare per ridurre. Infatti questi interventi sono guidati dal criterio di aumentare un comportamento allo scopo di ridurlo o ridurre la sintomatologia e il problema stesso.
Utilizzando questa logica si intende sbloccare il meccanismo patologico della Tentata Soluzione Disfunzionale. Per Tentata Soluzione Disfunzionale si intende un comportamento, un pensiero o un'azione che una persona mette in atto per risolvere un problema, ma che finisce invece per mantenerlo o peggiorarlo. Riprendiamo nuovamente il caso clinico citato in Change: il paziente tentava di evitare di balbettare, si è appunto in tal caso utilizzata la prescrizione del sintomo seguendo la logica dell’incrementare per ridurre per sbloccare tale Tentata Soluzione Disfunzionale.
Altra modalità di utilizzo tipica degli interventi paradossali in Terapia Strategica è la prescrizione della resistenza nella quale si chiede al paziente di resistere ancora di più al trattamento o una sua variante in cui si ascoltano le sue lamentele per poi affermare che in effetti forse la situazione deve rimanere così com’è.
Tutte queste tecniche vanno utilizzate con cautela e con una formazione adeguata in esse e nel linguaggio, verbale e non verbale, nella costruzione della seduta, nella narrazione e nella relazione. Tutte direzionate verso l’intervento paradossale. Questo al fine che esse abbiano l’effetto desiderato.
Perché gli interventi paradossali riducono il sintomo
Come sostenuto da Leonardi il sintomo o il comportamento è come un sistema esso è quindi composto da un insieme di elementi che formano un tutto unitario e sono connessi tra loro. Secondo la teoria dei sistemi modificando un elemento all’interno del sistema, questo cambiamento si rifletterà su tutti gli altri elementi, che cambieranno a loro volta e, alla fine, cambierà l’intero sistema.
Chiedendo alla persona tramite una prescrizione di mettere in atto il proprio sintomo vissuto come involontario il sintomo stesso verrà invece messo in atto in modo volontario dal paziente che esegue la prescrizione datagli. Si modificherà quindi il sintomo involontario rendendolo volontario. Questo porta quindi a modificare un elemento del sistema. Anziché continuare a subirlo, viverlo male, od opporsi a esso, la persona cambierà tanto il suo comportamento quanto il suo atteggiamento, e poi, di conseguenza, i significati connessi a essi.
In conclusione quindi l’utilizzo di logiche non lineari in terapia consente di utilizzare il sintomo stesso per risolverlo.
Riferimenti bibliografici
Cannistrà, F., & Hoyt, M. F. (2023). Conversazioni di terapia breve. Esplorando interventi psicoterapeutici efficienti. Roma: EPC Editore.
Leonardi, F. (2018). La psicoterapia tra miti e realtà (pp. 1-239). Armando.
Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change: sulla formazione e la soluzione dei problemi (M. Ferretti, Trad.). Astrolabio.



