Soluzioni che peggiorano il problema: la logica paradossale della Terapia Strategica

Scritto da Vanessa Pergher

Uno dei contributi più rivoluzionari della Terapia Strategica è l’intuizione che, spesso, non è il problema a mantenere la sofferenza psicologica, ma le soluzioni messe in atto per cercare di risolverlo.

Questa affermazione, all’apparenza controintuitiva, è al centro del modello strategico elaborato al Mental Research Institute (MRI) di Palo Alto e parte da un semplice presupposto: le persone generalmente cercano di risolvere i propri problemi in autonomia.

Per farlo, mettono in atto una serie di strategie che in passato si sono rivelate utili, o che per altri problemi hanno funzionato. Quando queste strategie apportano un apparente beneficio, ma a lungo andare non fanno altro che mantenere, se non peggiorare, il problema, ci troviamo di fronte alle cosiddette tentate soluzioni disfunzionali.

Facciamo un esempio: l’evitamento nella persona ansiosa protegge nel breve termine, ma nel lungo rinforza l’idea di non saper affrontare la situazione temuta. Più si evita, più cresce la paura. È proprio questo circolo vizioso a mantenere vivo il problema.

Il ruolo delle tentate soluzioni disfunzionali nella terapia strategica

Date queste premesse, ne consegue che una parte fondamentale dell’approccio strategico sia proprio l’indagine di ciò che il sistema (la persona, la coppia, la famiglia) mette in atto per affrontare il problema – e degli effetti che queste azioni producono.

Se ciò che si fa non funziona, ma si continua a farlo, siamo davanti a una tentata soluzione disfunzionale. Tentata, ma reiterata. Disfunzionale, ma ritenuta necessaria. È questa la trappola: la persona, nel tentativo di risolvere, finisce col nutrire inconsapevolmente il problema stesso.

È qui che l’intervento strategico diventa essenziale: rompere il meccanismo, costruire un’alternativa concreta, creare un’esperienza nuova.

Le prescrizioni in terapia strategica

Un altro assunto fondamentale della Terapia Strategica è che il terapeuta si prenda la responsabilità di intervenire attivamente sulla persona e sul suo problema.

Questo ruolo direttivo si traduce nelle prescrizioni, ovvero “compiti” terapeutici assegnati con l’obiettivo di generare cambiamento. Le prescrizioni aiutano la persona a uscire dalle tentate soluzioni disfunzionali, interrompendo la logica circolare del problema.

La terapia strategica dispone di tre tipi di prescrizioni:

  • Le prescrizioni dirette. Esse sono caratterizzate da una chiara indicazione di azioni da mettere in atto.

La prescrizione della congiura del silenzio, in cui si chiede esplicitamente alla persona di evitare di parlare della propria ansia con le altre persone, né è un esempio.

  • Prescrizioni indirette, invece, mascherano il reale obiettivo della prescrizione stessa. Attraverso queste prescrizioni, si chiede alla persona direttamente di mettere in atto un comportamento che ha avrà anche un effetto diverso da quello esplicitato. Ad esempio, il diario di bordo (in cui si chiede alla persona di annotare gli episodi di attacco di panico) viene presentato esplicitamente come strumento di monitoraggio. Il reale obiettivo è invece quello di distrarre la persona dall’eccessivo controllo dei segnali corporei.
  • Prescrizioni paradossali, in cui si chiede alla persona di reiterare volontariamente e in modo controllato proprio il comportamento di cui ci si vuole liberare e che approfondiamo di seguito.

La potenza delle prescrizioni paradossali: cavalcare il sintomo

Quando una persona è bloccata dentro un copione ripetitivo – ad esempio controllare, rassicurarsi – dirle di smettere non basta, perché spesso il comportamento che si vuole estinguere viene vissuto dalla persona come incontrollabile, irrefrenabile, spontaneo.

Per questo, la via d’uscita è dal lato opposto: prescrivere di fare più e meglio ciò che la persona vorrebbe smettere. Ma in modo controllato, consapevole e “a comando”.

Così facendo, il comportamento perderà la componente di spontaneità e incontrollabilità e passerà invece sotto il controllo cosciente della persona e quindi restituendole il potere.

Le prescrizioni paradossali funzionano perché disinnescano la trappola in cui la persona è finita. Chiedere di fare volontariamente ciò che si fa in automatico rompe la struttura del problema:

  • Sposta il controllo sulla persona
  • Trasforma la passività in azione consapevole
  • Fa emergere l’assurdità del meccanismo

In più, generano un’esperienza diretta di cambiamento. La persona fa qualcosa di nuovo e ne sperimenta gli effetti – spesso in modo sorprendente.

Un esempio potente dell’efficacia delle prescrizioni paradossali lo troviamo nei disturbi ossessivo-compulsivi, soprattutto quando sono presenti rituali ripetitivi e irrefrenabili – come lavarsi le mani decine di volte, controllare che il gas sia chiuso, contare mentalmente prima di uscire di casa.

In questi casi, il rituale ha un potere enorme: sembra imposto, automatico, più forte della volontà della persona.
E proprio qui, dove il comportamento appare ingestibile, si può agire dal lato opposto, prescrivendo alla persona il sintomo.

Questa richiesta rompe il patto silenzioso tra sintomo e spontaneità.
Il gesto che sembrava emergere “da solo” ora viene fatto a comando, con una regola precisa.

La persona, che di solito subisce l’urgenza, sperimenta per la prima volta un nuovo ruolo: quello di regista, non più di spettatore passivo.

Conclusioni

La Terapia Strategica, con il suo approccio pratico e non lineare, offre una chiave potente per affrontare le problematiche psicologiche. Svelando e disinnescando le tentate soluzioni disfunzionali, permette di costruire esperienze nuove, efficaci e trasformative.

Non si tratta solo di “capire” il problema, ma di cambiare la realtà che lo mantiene. Anche – e soprattutto – attraverso strategie apparentemente paradossali.

Riferimenti bibliografici

Fisch, R., Weakland, J.H. & Segal, L. (1982). Change. Le tattiche del cambiamento. Astrolabio

Nardone, G., Watzlawick, P. (1990). L’arte del cambiamento. Ponte alle Grazie.

Nardone, G. (2013). Psicotrappole ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle. Ponte alle Grazie.

Nardone, G. (2015). Problem Solving strategico da tasca. L’arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili. Ponte alle Grazie

Watzlawick, P. & Nardone, G. (a cura di). (1997). Terapia breve strategica. Raffaello Cortina.

Watzlawick, P., Weakland, J.H. & Fisch, R. (1974). Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi. Astrolabio.

Scritto da Vanessa Pergher

Psicologa e Psicoterapeuta, specializzata in Terapie Brevi sistemico strategiche presso l’Istituto ICNOS, è membro dell’Italian Center for Single Session Therapy dove ricopre il ruolo di project manager del centro clinico One Session, il primo centro clinico italiano a Seduta Singola. Ha rivestito inoltre il ruolo di Customer Service con la platea internazionale per il IV Simposio Internazionale di Terapia a Seduta Singola (Roma, 10-12 novembre 2023). Nella sua pratica clinica ha collaborato con diverse realtà, tenendo sportelli in Istituti Scolastici e RSA, mentre privatamente lavora principalmente con problematiche legate ai Disturbi d’Ansia, secondo l’approccio delle Terapie Brevi.
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