La Terapia Breve non è una corsa: il valore della strategia nelle organizzazioni

Scritto da Rosa Calabria

Cos’è la Terapia Breve?

La Terapia Breve è un approccio psicologico orientato al cambiamento.
Non lavora sul “perché”. Lavora su come il problema si mantiene nel presente (Watzlawick, Weakland, Fisch, 1974).

Non chiede alla persona di raccontare tutto.
Chiede di osservare cosa accade ora.
Nei comportamenti.
Nelle relazioni.
Nelle risposte automatiche (Nardone, 2013).

Nel mondo del lavoro tutto è accelerato.
Le mail arrivano di notte.
Le call si moltiplicano.
Le priorità cambiano ogni giorno.
Le persone non staccano mai davvero.

La tecnologia promette efficienza.
Ma aumenta il senso di inadeguatezza.
Tutto sembra correre più veloce delle proprie possibilità.

Nelle organizzazioni emerge una sensazione diffusa.
Ritardo sulle consegne.
Ritardo sulle aspettative.
Ritardo su sé stessi.

La Terapia Breve non serve a “fare prima”.
Serve a capire dove intervenire.
Non accelera il ritmo.
Lo riporta sotto controllo.

Essere brevi non significa semplificare.
Significa essere strategici (Nardone, Watzlawick, 2004).

Quando il problema non è il tempo, ma la dispersione

Nel lavoro con professionisti e aziende emerge spesso lo stesso copione.
Persone competenti.
Motivate.
Stanche.

Manager che lavorano dodici ore al giorno e si sentono comunque inadeguati.
Professionisti bloccati, non per mancanza di capacità, ma per eccesso di richieste verso sé stessi.
Team che parlano molto, ma non si comprendono davvero.

Il problema non è la mancanza di analisi.
È l’assenza di focalizzazione.

La Terapia Breve lavora esattamente qui.
Individua ciò che mantiene il problema (tentate soluzioni inefficaci).
Riduce il rumore.
Taglia il superfluo (Watzlawick et al., 1974).

In azienda questo significa una cosa precisa.
Non servono infinite riunioni.
Servono interventi mirati.
Domande che spostano.
Parole che interrompono automatismi disfunzionali.

La sintesi diventa una forma di leadership.
Ed è anche una tutela della salute psicologica nelle organizzazioni (Karasek, Theorell, 1990).

Meno tempo non significa meno efficacia

Nelle organizzazioni è diffusa una convinzione.
Per cambiare davvero servono persone che lavorano tanto.
Per molto tempo.

Non è sempre vero.

Spesso serve un cambio di prospettiva.
Serve smettere di rincorrere tutto e tutti.
Serve fermarsi nel punto giusto.

La Terapia Breve fa questo.
Non accelera.
Concentra.

Il cambiamento viene spesso vissuto come una maratona.
Più resisti, più vali.
Ma a volte il problema non è la fatica.
È la direzione.

Non basta conoscere la mappa.
Serve conoscere il territorio.

Nel lavoro, come nella clinica, il cambiamento reale avviene quando una persona smette di fare di più e inizia a fare diverso.
Quando riconosce lo schema che la intrappola.
Quando interrompe una soluzione che non funziona (Nardone, 2013).

In un mondo organizzativo che corre senza sosta, lavorare sulla chiarezza degli obiettivi e sull’interruzione di abitudini sterili è un atto controcorrente.
E per questo potente.

La Terapia Breve non è una corsa.
È un gesto di lucidità.
Nel caos.
Nel lavoro.
Nella vita.

Riferimenti bibliografici

Karasek, R., & Theorell, T. (1990). Healthy work. New York: Basic Books. Google Scholar.

Nardone, G. (2013). Psicoterapia breve strategica. Milano: Ponte alle Grazie.

Nardone, G., & Watzlawick, P. (2004). L’arte del cambiamento. Milano: Ponte alle Grazie.

Watzlawick, P., Weakland, J. H., & Fisch, R. (1974). Change: Principles of problem formation and problem resolution. New York: Norton.

Nardone, G., Mariotti, R., Milanese, R., Fiorenza, A., ( 2007 ) La terapia dell’azienda malata: Problem Solving stretegico per organizzazioni. Milano: Ponte alle Grazie.

Milanese, R., Mordazzi, P., ( terza ristampa Ottobre 2023). Coaching Strategico: trasformare i imiti in risorse. Milano: Ponte alle Grazie.

Scritto da Rosa Calabria

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