Cosa succede dopo? Come seguire chi fa una Terapia a Seduta Singola e non torna più

Scritto da Vanessa Pergher

Uno degli aspetti che più spiazza gli psicologi che si avvicinano alla Terapia a Seduta Singola riguarda il dopo: cosa succede quando la persona non torna più? Come interpretare questa assenza? E, soprattutto, come è possibile monitorare l’efficacia di un intervento che, per definizione, potrebbe limitarsi a un unico incontro?

Il significato del “non tornare”

Nella cornice tradizionale della psicoterapia, la continuità delle sedute è vista come indicatore di efficacia e di alleanza terapeutica. La Terapia a Seduta Singola, invece, ribalta questa logica: l’obiettivo non è “trattenere” la persona, ma renderle utile ogni singolo incontro, anche se sarà l’unico.
Il fatto che la persona non torni non equivale a un abbandono o a un fallimento, ma può essere segno che l’incontro ha avuto un impatto sufficiente a innescare un cambiamento.

Studi sulla Terapia a Seduta Singola (Talmon, Hoyt, Moshe, 1990 e successivi) hanno mostrato come una percentuale significativa di persone riferisca miglioramenti stabili anche senza ulteriori sedute. Questo ci invita a leggere l’assenza non come una perdita, ma come parte integrante del metodo.

Strategie di monitoraggio e follow-up

Per lo psicologo, la sfida sta nel trovare un equilibrio: da un lato rispettare la libertà della persona, dall’altro raccogliere informazioni che permettano di valutare l’efficacia dell’intervento. Alcuni strumenti utili:

  1. Feedback in seduta
    Nella fase finale, è importante chiedere cosa il cliente porta con sé, quali passi concreti intende compiere e in che misura si sente fiducioso rispetto al cambiamento. Questi feedback costituiscono già una prima forma di valutazione dell’impatto della seduta.
  2. Follow-up differito
    Inviare un breve messaggio, una mail o un questionario dopo 2–4 settimane permette di monitorare l’andamento. È importante che il contatto sia breve, non intrusivo e chiaramente presentato come facoltativo. Questo passaggio è bene chiarirlo già in seduta.
  3. Chiarezza sulla porta sempre aperta
    Esplicitare che la persona può tornare in qualsiasi momento, anche solo per una nuova singola seduta, è fondamentale. La Terapia a Seduta Singola non chiude la relazione, ma la rende modulare e disponibile “on demand”.

Ripensare l’alleanza terapeutica: dalla dipendenza all’empowerment

Nella Terapia a Seduta Singola, l’alleanza terapeutica non si “costruisce” nel tempo ma si accende immediatamente attraverso:

  • Ascolto delle motivazioni genuine del cliente
  • Identificazione delle risorse interne ed esterne già disponibili
  • Creazione di speranza realistica nel cambiamento
  • Feedback continuo per verificare l’allineamento dell’intervento

Le implicazioni cliniche

La Terapia a Seduta Singola richiede al terapeuta un salto di fiducia radicale: credere che le persone abbiano risorse sufficienti per continuare il cambiamento autonomamente.

Come evidenzia la ricerca, questo non significa abbandonare la responsabilità professionale, ma ridefinirla in termini di massimizzazione dell’impatto.

Il cliente come esperto della propria vita

Il mindset TSS rovescia la gerarchia tradizionale: il cliente è l’esperto di ciò di cui ha bisogno.

Il terapeuta è esperto di metodo. Questo spostamento di responsabilità non è abdicazione professionale, ma attivazione dell’autonomia della persona.

Conclusione

Il “non tornare” nella Terapia a Seduta Singola non diventa un problema da risolvere. È il segno che la persona ha ricevuto quello di cui aveva bisogno per continuare il proprio percorso autonomamente.

In un’epoca di risorse limitate e bisogni crescenti, la Terapia a Seduta Singola rappresenta una risposta efficace: concentrare il massimo della competenza terapeutica nel momento del bisogno, fidandosi poi della capacità intrinseca di ogni persona di proseguire il proprio cammino di crescita.

Il silenzio che segue una seduta efficace non è vuoto, ma pieno di possibilità che la persona sta esplorando autonomamente. L’assenza, paradossalmente, diventa la presenza più significativa: quella delle risorse attivate che continuano a operare nella vita quotidiana della persona.

Riferimenti bibliografici

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola. Principi e pratiche. Giunti

Porter, S., Pitt, T., Eubank, M., Butt, J., & Thomas, O. (2024). An Expert Understanding of the Single-Session Mindset. Journal of Systemic Therapies43(4), 14-38.

Scritto da Vanessa Pergher

Psicologa e Psicoterapeuta, specializzata in Terapie Brevi sistemico strategiche presso l’Istituto ICNOS, è membro dell’Italian Center for Single Session Therapy dove ricopre il ruolo di project manager del centro clinico One Session, il primo centro clinico italiano a Seduta Singola. Ha rivestito inoltre il ruolo di Customer Service con la platea internazionale per il IV Simposio Internazionale di Terapia a Seduta Singola (Roma, 10-12 novembre 2023). Nella sua pratica clinica ha collaborato con diverse realtà, tenendo sportelli in Istituti Scolastici e RSA, mentre privatamente lavora principalmente con problematiche legate ai Disturbi d’Ansia, secondo l’approccio delle Terapie Brevi.
terapie brevi ebook

Scarica l’EBOOK GRATUITO sulle Terapie Brevi

Vuoi approfondire le Terapie Brevi in modo pratico, flessibile e basato sull’evidenza?

Scopri terapiebrevi.it, la piattaforma dell’Istituto ICNOS dedicata alla formazione online.

Videocorsi on demand, esempi clinici, strumenti subito applicabili.