In psicoterapia si parla spesso di “problemi da risolvere”, ma meno spesso di “risorse da attivare”. Eppure, è proprio questo cambio di prospettiva — dal deficit al potenziale — a fare la differenza nel percorso di cambiamento del cliente. La Terapia a Seduta Singola (TSS) si fonda su questa visione: non cerca ciò che manca, ma fa leva sulle risorse a disposizione della persona.
Risorse che possono essere utilizzate per favorire il cambiamento, anche in un solo incontro.
Cosa intendiamo per risorse
Le risorse sono i mezzi, interni o esterni, che facilitano l’autosostegno delle persone (McQuaide & Ehrenreich, 1997).
Esse possono essere:
- interne, come le capacità cognitive, di analisi e valutazione, i meccanismi di coping, le attitudini temperamentali, o il modo in cui la persona interpreta la realtà;
- esterne, come il supporto sociale, le reti relazionali, i servizi territoriali o le risorse economiche.
Le risorse rappresentano tutto ciò che consente a un individuo di affrontare e superare le difficoltà. Nel contesto della Terapia a Seduta Singola, riconoscerle e valorizzarle costituisce il fondamento per strutturare un intervento efficace.
Perché le risorse sono così importanti in psicoterapia?
Per comprendere il ruolo delle risorse, è utile guardare a cosa determina realmente il successo di una psicoterapia.
Secondo Wampold (in Duncan et al., 2010), ben l’87% dell’esito terapeutico è legato a fattori extraterapeutici: eventi spontanei, relazioni, caratteristiche personali.
Le tecniche utilizzate dal terapeuta, invece, incidono solo per circa l’1%.
Questo dato è estremamente significativo: suggerisce che il vero motore del cambiamento si trova dentro e intorno alla persona, più che nel metodo specifico del clinico.
Per questo, il terapeuta che si concentra sulle risorse del cliente non solo lo aiuta a risolvere il problema, ma rafforza la sua capacità di auto-cura.
La naturale capacità di auto-cura delle persone
Arthur C. Bohart e Karen Tallman (1999), nel loro libro How Clients Make Therapy Work, mostrano come le persone siano spesso in grado di migliorare o risolvere le proprie difficoltà anche in assenza di un trattamento psicologico.
È stato osservato, ad esempio, che oltre il 60% dei clienti riferisce miglioramenti già tra il primo contatto telefonico e l’incontro iniziale con il terapeuta (Miller et al., in Bohart & Tallman, 1999). Questo fenomeno, noto come recupero spontaneo, dimostra quanto la spinta al cambiamento sia intrinseca nella persona e possa essere potenziata se riconosciuta e valorizzata.
La prospettiva della Terapia a Seduta Singola
In una singola sessione, il tempo è limitato, ma le potenzialità non lo sono.
Se, come terapeuti, ci concentriamo sull’individuare e valorizzare le risorse del cliente, anche un solo incontro può trasformarsi in un momento di cambiamento significativo.
Questa visione si avvicina al principio di utilizzazione di Milton Erickson, secondo il quale il terapeuta deve partire da ciò che la persona già possiede — esperienze, capacità, atteggiamenti — piuttosto che insegnarle nuovi modi di fare o pensare.
Il clinico diventa quindi un facilitatore: aiuta il cliente a riconoscere ciò che ha già funzionato in passato e a riattivarlo nel presente.
Come il terapeuta può far emergere e potenziare le risorse
Ci sono alcune domande che possono aiutare a stimolare la riflessione sui successi passati o sulle strategie già utilizzate. Queste domande possono far emergere le risorse personali.
Ad esempio:
- “C’è stato un momento in cui una situazione simile è andata meglio? Cosa aveva funzionato allora?”
- “Quali qualità o capacità tue ti hanno aiutato ad affrontare le difficoltà in passato?”
- “Chi o cosa nella tua vita ti ha dato sostegno nei momenti difficili?”
Domande di questo tipo non solo orientano la conversazione verso le soluzioni, ma rafforzano la percezione di autoefficacia (Snyder, 2002), aiutando la persona a riconoscersi come protagonista attiva del proprio cambiamento.
Mindset e agency: credere nelle proprie possibilità
Uno degli obiettivi centrali della Terapia a Seduta Singola è favorire il senso di agency del cliente — la fiducia nella propria capacità di agire e di influenzare positivamente la realtà.
Lavorare sulle risorse, quindi, non è solo un modo per risolvere un problema, ma anche per coltivare un mindset più fiducioso e orientato alla possibilità di riuscita.
Quando il cliente inizia a percepire di avere dentro di sé gli strumenti per stare meglio, anche una singola seduta può bastare per innescare un processo di cambiamento duraturo.
Riferimenti bibliografici
Bohart, A. C., & Tallman, K. (1999). How Clients Make Therapy Work: The Process of Active Self-Healing. American Psychological Association.
Campinoti, V., Giannetti, A., Moccia, F., Pavoni, B., & Pergher, V. (2024). Single Session Therapy as a Tool to Create, Bring Out, and Enhance Clients’ Resources. In Single Session Therapies (pp. 320-333). Routledge.
Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola: Principi e pratiche. Giunti.
Duncan, B. L., Miller, S. D., Wampold, B. E., & Hubble, M. A. (2010). The Heart and Soul of Change: Delivering What Works in Therapy (2nd ed.). American Psychological Association.
McQuaide, S., & Ehrenreich, J. H. (1997). Assessing client strengths. Families in society, 78(2), 201-212.
Snyder, C. R. (2002). Hope theory: Rainbows in the mind. Psychological inquiry, 13(4), 249-275.
Wampold, B. E. (2013). The great psychotherapy debate: Models, methods, and findings. Routledge.

