Sempre più psicologi stanno annoverando la Seduta Singola tra i servizi offerti ai propri clienti, mettendo praticamente in discussione l’idea che un percorso di terapia debba essere necessariamente lungo, strutturato e doloroso per essere efficace. Il volume “Single Session Therapies. Why and How One-at-a-Time Mindsets Are Effective”, a cura di Flavio Cannistrà e Michael Hoyt, ci illustra i retroscena di questa scelta.
“Single Session Therapies. Why and How One-at-a-Time Mindsets Are Effective” si compone di 27 capitoli, suddivisi in cinque sezioni, per un totale di 422 pagine.
Disponibile soltanto in lingua inglese, risulta scorrevole anche per chi non ha una padronanza avanzata della lingua: la comprensione del testo è, infatti, facilitata da un’impaginazione chiara e dalla presenza di sintesi ben strutturate, oltre che da un buon equilibrio tra capitoli dallo stampo teorico e capitoli dallo stile narrativo-descrittivo. La presenza di casi o esempi clinici concreti aiuta, inoltre, a familiarizzare con i concetti chiave. Il volume si rivolge prevalentemente a tre categorie di lettori:
- studenti e terapeuti alle prime esperienze, in cerca di un modello pragmatico;
- professionisti esperti, interessati ad ampliare la propria cassetta degli attrezzi
- operatori dei servizi pubblici, che spesso hanno a disposizione poco tempo per ogni utente e necessitano quindi di approcci sostenibili e immediatamente applicabili.
La Terapia a Seduta Singola sta rivoluzionando il concetto di cambiamento
La Terapia a Seduta Singola o Single Session Therapy (SST) è una metodologia che rientra nella cornice delle OAAT (One At A Time) Sessions, ossia degli interventi che prevedono di offrire al cliente una seduta alla volta. Si basano sull’idea che ogni incontro, anche il primo in assoluto, possa essere significativo e utile di per sé, indipendentemente dal fatto che possa avere un seguito. In quest’ottica, non si esclude la possibilità di ulteriori incontri, ma non si dà neanche per scontato che ce ne saranno.
Nel novembre 2023, in occasione del Quarto Simposio Internazionale di Terapia a Seduta Singola, i maggiori esperti internazionali in materia si sono riuniti per la prima volta a Roma. Quell’incontro ha rappresentato un passo decisivo per il riconoscimento e la promozione della Terapia a Seduta Singola (TSS) in Europa e in particolare in Italia. Il nostro paese, infatti, anche grazie al lavoro pionieristico dell’Istituto ICNOS di Roma, ha avuto e sta avendo un ruolo centrale nel diffondere questo metodo innovativo e rivoluzionario di intendere la psicoterapia.
A due anni da quel convegno, la pubblicazione di “Single Session Therapies. Why and How One-at-a-Time Mindsets Are Effective” ha permesso di costruire un unico grande mosaico delle esperienze maturate finora sul campo e delle riflessioni ancora “aperte” sui concetti di cura e di cambiamento che già stanno orientando la comunità clinica internazionale e italiana verso un unico filo rosso: il fatto che la potenza di un intervento sta nella sua qualità più che nella sua durata.
E se è vero che una sola seduta a volte non basta a risolvere il problema di un paziente, tuttavia può già fare la differenza nella sua vita.
È di questa filosofia che Michael Hoyt si fa pioniere nel Capitolo 5 di “Single Session Therapies. Why and How One-at-a-Time Mindsets Are Effective”. Citato a più riprese anche nei capitoli successivi, l’autore sottolinea che ogni incontro può essere utile e significativo di per sé, a prescindere dal fatto che un paziente si stia impegnando in una terapia a lungo termine.
La logica dietro le OAAT non vuole svalutare i percorsi terapeutici più lunghi, ma mette in risalto un principio fondamentale: l’autodeterminazione del cliente. È il cliente, infatti, a decidere se e quando tornare, assumendo un ruolo attivo e centrale nel proprio processo di cambiamento.
Il mindset del terapeuta e l’efficacia di un unico incontro
La Terapia a Seduta Singola ci dimostra che il cambiamento può avvenire in tempi rapidi, quando si creano le condizioni giuste, quando il cliente è pronto, e quando la relazione terapeutica è centrata su un obiettivo ben preciso. È un metodo che, più di tanti altri, ci fa riscrivere il concetto stesso di “cambiamento terapeutico”, facendoci rivalutare cosa pensiamo che debba essere e come e quando pensiamo che debba avvenire.
Uno dei punti di forza di Single Session Therapies è l’attenzione data al mindset del terapeuta.
Gli autori sottolineano che, per innescare quel famoso cambiamento significativo, l’atteggiamento mentale e relazionale del professionista sia più efficace delle tecniche o dei protocolli rigidamente applicati per ottenere un risultato. Autenticità, presenza e fiducia nelle capacità del paziente sono i tre ingredienti fondamentali per la riuscita di un qualunque intervento: consentono al terapeuta di sintonizzarsi con il paziente e cogliere, in tempo reale, le sue risorse e possibilità.
Windy Dryden, nel Capitolo 9, descrive il caso di una paziente che, sentendosi sminuita proprio quando aveva invece più bisogno di essere incoraggiata, è diventata pian piano inefficace sul lavoro.
Attraverso domande mirate che l’hanno portata a visualizzare le sue risorse, la paziente è riuscita a riformulare il proprio problema e ha dichiarato di poter attivare nuove strategie per affrontarlo: la TSS non ha quindi eliminato la difficoltà della paziente, ma l’ha aiutata in appena mezz’ora a rafforzare la sua capacità di agire sulla realtà (o agency).
Lo stesso può accadere in quei pazienti che “vengono portati” in terapia da qualcun altro e che, pertanto, appaiono più resistenti. A tal proposito, Jeff Young, padre della No Bullshit Therapy, nel Capitolo 6 descrive come sia determinante per quel tipo di cliente riuscire a trovare ciò che lo motiva a restare in seduta e a ottenere ciò che vuole, senza ignorare l’elefante nella stanza. La Terapia a Seduta Singola ci dimostra, così che è la terapia a doversi adattare al paziente e non viceversa.
Flessibilità e autenticità: le Single Session Therapies nel mondo
La Terapia a Seduta Singola è, dunque, un nuovo modo di concepire la relazione terapeutica. È un metodo che qualunque terapeuta, col “giusto” mindset, può adottare, a prescindere dalla cornice teorica o ideologica nella quale si inscrive il suo orientamento.
Si tratta di un invito a ridurre la distanza tra il bisogno del paziente e il cambiamento da lui desiderato, attraverso un approccio più pragmatico e flessibile. Queste due caratteristiche le permettono, infatti, di adeguarsi bene alle specificità di ciascun paziente, tanto da renderla trasversalmente applicabile alle culture di tutto il mondo.
A tal proposito, la terza sezione di Single Session Therapies ci fa viaggiare dal Canada all’Australia, passando per Stati Uniti, UK, Olanda e Svezia. Gli autori, con le loro testimonianze, ci illustrano i risultati positivi raggiunti finora in termini di accessibilità ed efficacia del servizio in contesti diversificati, quali gli ambulatori territoriali, i servizi pubblici e le piattaforme online.
Rilevante è il fatto che i temi affrontati in seduta siano di varia natura e che la Terapia a Seduta Singola si rivolga tanto agli adulti quanto a ragazzi e adolescenti. Jessica Schleider e Katy Stephenson, autrici rispettivamente dei Capitoli 10 e 11, sostengono, in particolare, l’importanza di un intervento precoce ai fini di una migliore prevenzione primaria e secondaria.
La chiave di un successo su così larga scala sta nel riconoscere che la riuscita di un intervento non è necessariamente legata alla durata o alla complessità del percorso terapeutico
La Terapia a Seduta Singola ci spinge, infatti, a riflettere su quanto convinzioni ormai consolidate, come l’idea che “più grave è il problema, più lunga dovrà essere la terapia”, siano in realtà ostacoli che alimentano lo stigma ancora tanto legato alla salute mentale. Il volume ci propone, pertanto, un cambio di rotta: ci invita a ripensare al valore che attribuiamo ad ogni singolo incontro, al di là della durata complessiva di un percorso e dal grado di competenza di cui si veste un professionista.
In Italia Single Session Therapies è uno strumento preziosissimo, perché ci dà una chiara testimonianza di come stia già cambiando il nostro modo di intendere la psicoterapia e di entrare in relazione con l’altro.
Riferimenti bibliografici
Cannistrà, F., & Hoyt, M. F. (Eds.). (2024). Single Session Therapies: Why and How One-at-a-Time Mindsets Are Effective. Taylor & Francis.

