Terapia a seduta singola e setting privato: come integrarla nella pratica quotidiana senza stravolgerla

Scritto da Anna Falco

L’articolo vuole illustrare qual è il vantaggio di adottare la Terapia a Seduta Singola come strumento in più all’interno di uno studio privato.

La TSS è uno strumento che offre speranza

    Entrare nel mindset della Terapia a Seduta Singola è qualcosa di magico.

    Chi adotta questo metodo nella propria pratica quotidiana, e soprattutto in un setting privato, sa di poter aiutare fin da subito le persone ad accorciare i tempi per tornare a stare meglio. Infatti, secondo uno studio condotto in Italia da Volpe e colleghi, sembra che tra l’insorgenza di un problema e il prendere contatti con uno psicologo passino circa tredici settimane, un tempo molto più lungo di quello riscontrato in altri paesi. Dietro questa attesa, oltre alla carenza di risorse nel sistema sanitario nazionale, possono celarsi varie motivazioni: decidere di chiedere aiuto quando proprio non ce la si fa più, pensare che prima o poi il problema si risolva spontaneamente, la scarsa priorità accordata alla salute mentale, preoccupazioni legate allo stigma o a fattori di tipo economico.

    Per quanto diverse tra loro, ad accomunarle è la credenza che intraprendere un percorso terapeutico significhi investire del tempo indefinito senza la certezza di ottenere dei risultati.

    Adottare nel setting privato uno strumento come la Terapia a Seduta Singola permette di dare ai propri clienti una nuova speranza, ossia quella di poter immaginare e delineare un percorso che vada verso l’obiettivo desiderato già in una sola seduta.

    Questa speranza è alimentata dalla capacità del terapeuta di rendere effettivamente quell’incontro quanto più utile possibile per la persona, attraverso la costruzione di un lavoro comune che si orienti verso qualcosa di specifico e concreto per lei, realizzabile entro le sue possibilità. Si delinea, pertanto, una modalità alternativa di fare terapia che consente alle persone di rinforzare la fiducia nelle proprie scelte, nelle proprie risorse e nelle proprie soluzioni.

    Con quali utenti utilizzare la TSS nel setting privato?

      Le ricerche ci dicono che la Terapia a Seduta Singola è una metodologia adatta a una grande  varietà di casi. Una sola seduta condotta come “da protocollo” può, infatti, essere utile sia che si debbano affrontare comuni difficoltà quotidiane sia che ci si trovi a fare i conti con situazioni più complesse, come un problema invalidante, un disturbo o una psicopatologia conclamata. Nel setting privato, così come in quello pubblico, il terapeuta rivolge le sue attività al singolo individuo, alla coppia, alla famiglia e al gruppo, senza alcuna distinzione di età, sesso, livello socio-culturale o altre variabili degne di considerazione. Ciò che nel setting privato, però, fa la differenza è la possibilità di valutare l’utilizzo della Terapia a Seduta Singola solo con uno specifico bacino di utenza, sulla base del proprio background formativo e occupazionale o semplicemente dei propri interessi.

      La Terapia a Seduta Singola viene, cosí, applicata senza perdere la sua efficacia ed efficienza:

      • con le famiglie che necessitano di un supporto, anche non continuativo, nel gestire i momenti di cambiamento che precedono l’instaurarsi di un nuovo equilibrio;
      • con gli studenti, per superare dubbi e complicazioni legate alla scuola o all’università, in una modalità che non faccia loro avvertire il peso di un vero e proprio percorso terapeutico;
      • con chi sta attraversando la transizione a una fase delicata della propria vita, come il pensionamento, il matrimonio o il divorzio, la scelta di un trasferimento o un cambio di lavoro;
      • in situazioni di emergenza-urgenza che richiedano una prima risposta pratica e immediata, come nel caso di traumi, catastrofi, fenomeni migratori;
      • con professionisti, manager o imprenditori, per superare blocchi, tensioni o altre problematiche riscontrate sul posto di lavoro.

      Varie modalità di integrare la TSS nel privato

        Un terapeuta può integrare la Terapia a Seduta Singola nel setting privato in due modi: può proporla come un servizio generale o come un servizio dedicato al supporto di persone in situazioni specifiche.

        Il primo caso, che è anche quello più comune, si verifica quando è il terapeuta a promuoversi come professionista formato in Terapia a Seduta Singola, attirando persone che già conoscono il metodo o che vogliono provarlo, e che, quindi, prendono appuntamento presentando una richiesta molto chiara. Ciò accade specialmente nel contesto dei Servizi walk-in, ossia servizi caratterizzati dalla possibilità di usufruire di incontri terapeutici senza prendere appuntamento. Questi prevedono che il terapeuta organizzi la propria agenda in modo da dedicare parte del suo tempo a chi preferisce una terapia “all’occorrenza”: poiché la vita ci mette costantemente a dura prova, non è raro, infatti, avvertire il bisogno di un aiuto per risolvere una questione ben specifica e soltanto quando se ne ha la necessità. Non stupisce, dunque, che la Terapia a Seduta Singola, per la sua natura concisa e concreta, ne sia lo strumento prediletto.

        Per molti terapeuti, inoltre, la Terapia a Seduta Singola, è un’ottima modalità per impostare la prima consulenza: in un setting privato, infatti, questa metodologia aiuta ad alleggerire ogni primo colloquio, così che anche la persona più titubante possa prendere coscienza di cosa la aspetta senza sentirsi vincolata all’idea di intraprendere un percorso. E, qualora questo percorso dovesse realizzarsi, la Terapia a Seduta Singola può tornare utile come strumento di follow-up, per fare un check, una volta ogni tanto, su come la persona se la sta cavando.

        Nel secondo caso, invece, il terapeuta, nel suo setting privato, può proporre la Terapia a Seduta Singola a persone che vivono una specifica problematica (ad es. ansia, difficoltà relazionali), in virtù del beneficio che queste possano trarre, dal metodo e dalla sua sfera di competenza, sia come singoli individui sia come parte attiva di un gruppo.

        RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

        Cannistrà, F., Piccirilli, F., Paolo D’Alia, P., Giannetti, A., Piva, L., Gobbato, F., Guzzardi, R., Ghisoni, A. & Pietrabissa, G. (2020). Examining the incidence and clients’ experiences of single session therapy in Italy: A feasibility study. Australian and New Zealand Journal of Family Therapy, 41(3), 271-282

        Courtnage, A. (2020). Hoping for change: The role of hope in single-session therapy. Journal of Systemic Therapies, 39(1), 49-63.

        Volpe, U., Fiorillo, A., Luciano, M., Del Vecchio, V., Palumbo, C., Calò, S., … & Sartorius, N. (2014). Pathways to mental health care in Italy: results from a multicenter study. International Journal of Social Psychiatry, 60(5), 508-513.

        Scritto da Anna Falco

        Psicologa clinica, specializzanda in Psicoterapia breve sistemico-strategica. Svolge la libera professione online e in presenza a Napoli. Accompagna adulti, adolescenti, coppie e famiglie nell'affrontare difficoltà relazionali ed emotive, vissuti d'ansia, fobie e attacchi di panico, problemi di svincolo e/o blocco nel raggiungimento di obiettivi personali e condivisi.
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