La nascita della “Scaling Question”
La Scaling Question nasce nell’ambito della Terapia Breve Centrata sulla Soluzione. Questa ha origine a sua volta dal lavoro dei ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto, in California e dal team del Milwaukee Brief Family Therapy Center (BFTC) e pone le sue radici nel costruttivismo, nel costruzionismo sociale, nella cibernetica e nella teoria dei sistemi generali.
L’approccio utilizzato al Mental Research Institute, aveva messo in luce la necessità che il terapeuta avesse una chiara idea del problema e delle fasi iniziali della terapia. Presso il Milwaukee Brief Family Therapy Center i ricercatori come De Shazer notarono che proprio la Scaling Question aveva una grande potenzialità a questo scopo, soprattutto se utilizzata con pazienti che non definivano chiaramente le loro problematiche durante il trattamento con altre tipologie di domande.
Infatti, tramite questa tecnica, il paziente poteva definire la propria situazione tramite un numero. Essa si basa sull’utilizzo di una scala di valori numerici che vanno da zero (o da 1) a 10, che identificano il grado di progresso compiuto dalla persona rispetto al suo obiettivo.
Il fatto che si tratti di domande semplici, rapide ed efficaci rende l’uso delle scale molto versatile e adattabile a diverse situazioni. Le Scaling Questions sono quindi state utilizzate fin dalla nascita della TBCS, riprese da altri approcci terapeutici (ad esempio la terapia strategica e quella cognitivo-comportamentale) e utilizzate in molti contesti non clinici come il counseling e il coaching.
L’uso delle scale nella TBCS
Nella Terapia Centrata sulla Soluzione le scale sono usate per valutare la percezione dei pazienti rispetto ai propri problemi e obiettivi. Rispetto a questi ultimi, una domanda fondamentale nella TBCS è la Domanda del Miracolo o Miracle Question, grazie alla quale viene definito il cosiddetto Futuro Desiderato della persona, guidandola nell’immaginazione di uno scenario oltre il problema. In questo modo, da un lato si chiariscono gli obiettivi e dall’altro si fa calare la persona in quella realtà oltre il problema, il Futuro Desiderato appunto, rendendola più vicina e realizzabile ai suoi occhi. Lo scopo di creare questa percezione di prossimità rispetto al Futuro Desiderato è perseguito anche tramite le scaling questions, come vedremo più avanti.
Dopo aver definito il Futuro Desiderato, infatti, il terapeuta pone alla persona la domanda denominata Scala del Presente, che può essere così formulata: “Su una scala da 0 a 10, dove 0 rappresenta il momento peggiore del problema e 10 il momento in cui è già risolto in modo soddisfacente, a che numero sei attualmente?”.
Durante il primo colloquio come nei successivi, queste domande aiutano quindi a definire non solo l’obiettivo da raggiungere, ma anche le risorse della persona, le eccezioni al problema e i progressi fatti.
Far concentrare la persona sul punto già raggiunto della scala, piuttosto che sul 10 (il Futuro Desiderato), consente al paziente di descrivere più nel dettaglio quelle azioni che mostreranno a lui e al suo terapeuta i progressi già ottenuti e ciò che lo ha portato verso essi.
In altre parole, la Scaling Question permette di far descrivere alla persona, in modo dettagliato, cosa sta accadendo nel momento presente, quali strategie e quali risorse sta già mettendo in atto per affrontare il problema e che le fanno dire di essere a quel gradino e non a uno di meno.
“Cosa noterai nei prossimi giorni, che ti farà dire di essere un gradino più in alto?”
Quando si è fatto evidente alla persona il modo in cui è arrivata al punto in cui si trova sulla scala, essa può essere invitata a immaginare la sua situazione se fosse un gradino più in alto di quello attuale. Questa tecnica è definita Scala del Progresso e può essere enunciata in questo modo: “Cosa noterai nei prossimi giorni, che ti farà dire di essere un gradino più in alto?”.
Questa domanda permette al paziente di evidenziare quali sarebbero i segni di un possibile miglioramento e cosa potrebbe fare concretamente per dirigersi verso il suo obiettivo; il tutto senza richiedere esplicitamente di mettere in atto tali cambiamenti. Più le descrizioni del paziente sono dettagliate, più esse da sole sono sufficienti a consentirgli di comprendere che cosa potrà fare in seguito e a portarlo a metterlo in atto.
Immaginando, inoltre, la sua modalità di procedere un gradino più in alto sulla scala, la persona percepirà come più realistico e raggiungibile il suo obiettivo, come abbiamo visto accade anche durante l’esplorazione del Futuro Desiderato. Nel caso della Scala del Progresso, questo effetto, però, viene potenziato dalla visualizzazione del prossimo piccolo passo da poter effettuare.
Porre al centro i desideri e le risorse dei pazienti
Altra caratteristica peculiare della domanda della scala è la potenzialità di far sviluppare alla persona le proprie personali soluzioni. Queste, a differenza di quelle proposte dal terapeuta, saranno sicuramente affini e funzionali alla persona, la quale non opporrà resistenza al trattamento, ma al contrario tenderà naturalmente a mettere in atto il cambiamento che ha descritto in seduta.
Un principio cruciale, infatti, dell’approccio orientato alla soluzione è quello di porre al centro i desideri e le risorse dei pazienti, senza sollecitarli affinché seguano una determinata linea d’azione.
In conclusione, una scala che sia focalizzata sulla soluzione consente alla persona di concentrarsi sul livello di progresso raggiunto e sulle prime azioni che è in grado di poter compiere verso il proprio obiettivo. Lo scopo non è, quindi, valutare l’entità del problema presentato, bensì i passi già svolti e gli obiettivi già raggiunti, oltre a consentire di visualizzare concretamente il modo in cui la persona potrebbe procedere verso il proprio Futuro Desiderato.
Bibliografia
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