Terapie indirette: aiutare i genitori ad aiutare i propri figli

Terapie indirette: aiutare i genitori ad aiutare i propri figli

Negli articoli precedenti abbiamo affrontato alcune questioni rilevanti circa la presa in carico psicoterapeutica di famiglie e adolescenti.

Grazie al prezioso contributo di Jay Haley, fondatore della Terapia Strategica Familiare, abbiamo evidenziato l’importanza di assumere un mindset sistemico nel processo terapeutico poiché la famiglia ricopre un ruolo privilegiato nello sviluppo, nel mantenimento e nel trattamento dei problemi comportamentali di ciascun membro.

Ancora abbiamo discusso sulla necessità, a volte, di risolvere problemi che riguardano l’adolescente quando può risultare difficile coinvolgere l’intero sistema  nel percorso terapeutico a causa di assetti familiari e/o sociali gravemente dissestati.

Nell’articolo di oggi vi proponiamo un altro modo ancora di lavorare in terapia con le problematiche familiari. Una modalità, questa, attraverso la quale è possibile intervenire sui genitori ed ottenere, in maniera indiretta, benefici anche sui figli e sui disagi di cui sono portatori.

 

Lavorare in modo indiretto

Come insegnano i docenti della Scuola di specializzazione in Psicoterapia Sistemico Strategica, non esiste un solo modo di far fronte a problematiche di natura familiare e/o adolescenziale.

Il modello proposto dalla scuola, infatti, ci suggerisce continuamente  di cucire addosso alla persona strumenti ed interventi ad hoc e non il contrario, sottolineando come non esista una taglia unica e adatta a tutti!

La terapia indiretta, ad esempio, è molto utile nel trattamento di problematiche che riguardano direttamente bambini e/o adolescenti. Essa è efficace non solo nei contesti familiari ma anche in tutti quelli in cui il minore è direttamente coinvolto (ad esempio il contesto scolastico o quello dei pari). L’idea è, ancora una volta, agire in modo strategico sul sistema per generare un cambiamento sul singolo, sovvertendo con specifici compiti e prescrizioni i circoli viziosi che alimentano il problema

Il presupposto è quello, quindi, di aiutare indirettamente una persona che ha un problema mediante la rete relazionale di persone che la circondano: genitori, coniugi, familiari.

In altre parole i genitori vengono guidati all’interno del colloquio a diventare co-terapeuti, collaboratori del professionista, in modo che le nuove soluzioni siano implementate da subito all’interno della famiglia, al di fuori del setting dello studio di psicoterapia

 

Quali sono i benefici della Terapia indiretta?

Lavorare in modo indiretto ha senza dubbio molti benefici. Vediamone alcuni:

  1. Evitare la medicalizzazione! Quando il bambino/adolescente va dallo psicologo si sente diverso dagli altri già solo per il fatto di doversi rivolgere ad uno specialista. Il rischio è che ad un problema già esistente, se ne possa quindi sommare un altro che contribuisca ad “etichettare” in senso patologico il minore. Non andando fisicamente in terapia quest’ultimo si sentirà meno problematico e attraverso nuovi comportamenti dei genitori concordati nel percorso terapeutico, potrà superare il suo disagio.
  2. Promuovere Auto efficacia genitoriale! Alcune ricerche hanno dimostrato che,  specialmente nella prima infanzia, i bambini sono così responsivi ai cambiamenti nelle modalità comunicative dei genitori che è sufficiente agire su questi ultimi(più semplice ed economico in termini organizzativi e tempistici) per ottenere rapide risposte (vedi ad es. Palazzoli et al., 1974), secondo i principi cibernetici del funzionamento della famiglia (Keeney & Ross, 1983). Quindi promuovere un cambiamento nel bambino attraverso una terapia indiretta significa al contempo restituire competenze ai genitori. Questi possono sperimentare, infatti,  un nuovo senso di auto efficacia che andrà a soppiantare il senso di frustrazione sperimentato in seguito alla messa in atto di tentate soluzioni che non hanno, fino a quel momento, generato una modificazione del comportamento problematico del minore.
  3. Agire a sistema! l’azione indiretta della terapia – ovviamente se efficace – promuove un effetto benefico non soltanto sul paziente designato, ma anche sull’intero sistema implicato. Non sono pochi i casi in cui si assiste ad una vera e propria ristrutturazione dei ruoli, delle dinamiche relazionali, delle modalità comunicative di un sistema che precedentemente manteneva (inconsapevolmente) il problema
  4. Aggirare le resistenze! Le terapie indirette vengono utilizzate prevalentemente con bambini e adolescenti ma anche con quelle persone adulte che non sono direttamente interessate alla terapia o che sono impossibilitate a prenderne parte o ancora che rifiutano apertamente l’aiuto terapeutico.

Per saperne di più e conoscere il nostro modello partecipa al nostro open day il 9 Giugno 2018.

 

Bibliografia

  • Keenev, B. P., & Ross, J. M. (1983). Cybernetics of brief family therapy. Journal of marital and family therapy9(4), 375-382.
  • Nardone, G., & l’equipe del Centro di Terapia Strategica (2012). Aiutare i genitori ad aiutare i figli. Problemi e soluzioni per il ciclo di vita. Firenze: Ponte alle Grazie.
  • Palazzoli, M. S., Boscolo, L., Cecchin, G., & Prata, G. (1974). The treatment of children through brief therapy of their parents. Family Process13(4), 429-442.

 

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