Un approccio breve, ma a lungo termine

Citando Paul Watzlawick, il fatto che una patologia sia sofferta da molti anni non significa che la sua terapia debba essere altrettanto prolungata e sofferta.

Anche in presenza di patologie gravi, invalidanti e resistenti al cambiamento terapeutico, attraverso l’approccio delle Terapie Brevi è possibile perseguire in tempi brevi la riduzione se non l’azzeramento della sintomatologia. Questo permette al paziente di recuperare in tempi brevi il benessere psicologico e le proprie capacità personali.

I risultati così raggiunti possono essere consolidati e resi durevoli nel tempo grazie ad una fase successiva in cui, tramite un processo esperienziale e graduale, il terapeuta diventa una sorta di supervisore, di punto di riferimento rassicurante per permettere al paziente di costruire una nuova autonomia, senza creare dipendenza.

Questa è la fase più delicata, in quanto dopo aver superato il sintomo invalidante il paziente si trova a dover ricostruire la propria vita, a vivere nuovamente alcune esperienze o nella peggiore delle ipotesi a viverle per la prima volta.

Ciò è vero soprattutto in quei casi in cui una patologia è stata così pervasiva e per così lungo tempo che ha compromesso la crescita personale, relazionale e sociale del paziente, che si troverà quindi a riprendere in mano la propria vita e a sperimentare nuovamente o ex novo le proprie capacità. Infatti, il problema da risolvere dopo aver aiutato il paziente a liberarsi dal disturbo diventa costruire una nuova vita.

Rimettere il passato nel passato

Ritrovarsi a fare i conti con le proprie scelte passate senza potervi porre rimedio significa portare con sé ogni giorno il fardello del passato, che diventa uno scomodo compagno di viaggio ogni giorno di più.

Il dolore provocato dal rimorso è in qualche modo offuscato dall’intensa rabbia che la persona prova verso sé stessa, le proprie scelte sbagliate o la propria incapacità.

A differenza della rabbia, però, il dolore non può essere sfogato in tempi rapidi. Citando Robert Frost «Se vuoi venirne fuori, devi passarci nel mezzo».

Se non è possibile elaborare un dolore senza viverlo appieno, non si può elaborare un rimorso, o una serie di disastri commessi, senza contemplarli dolorosamente.

Molte volte i soggetti che si trovano ad affrontare queste problematiche si trovano a “contemplare lo splendore dei disastri realizzati o subiti in mezzo alle macerie dei disturbi abbattuti dall’intervento terapeutico”, citando Emil Cioran.

La tecnica del romanzo dei disastri

Per sostenerli in questo processo è possibile ricorrere ad una tecnica terapeutica che in Terapia Breve Strategica è chiamata il romanzo dei disastri.

Il presupposto di questa tecnica è che il passato non si può né recuperare né cancellare, è necessario passare attraverso tutte le sofferenze vissute per poter riuscire a venirne fuori. Si va a creare quindi un canale per permettere al passato di essere rimesso nel passato, attraverso il potere della scrittura.

Questa tecnica di narrazione porterà il paziente a sedersi sulle macerie di ciò che è stato distrutto e a contemplare lo splendore dei propri disastri, dei propri fallimenti, realizzati e subiti, affinché le ferite aperte diventino cicatrici, affinché il passato non infici più il presente perchè si tornerà a guardare il presente con gli occhi del presente, anziché leggerlo con gli occhi del passato.

Una volta liberato il campo dalle macerie, una volta affrontati i fantasmi del passato, sarà possibile costruire un nuovo futuro.

 

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Bibliografia

Nardone G. et al. (2017). Psicoterapia breve a lungo termine: Trattare con successo anche le psicopatologie maggiori

 

Sitografia

https://www.psicologiacontemporanea.it/blog/acrobazie-emotive-imparare-superare-rimorsi-rimpianti-e-sensi-di-colpa/  articolo consultato in data 28/05/2023

https://www.lostudiodellopsicologo.it/psicologia/la-terapia-breve-a-lungo-termine-e-possibile/ (articolo consultato in data 28/05/2023)