La terapia strategica è un approccio centrato sull’individuazione delle modalità con cui un soggetto mantiene e sviluppa una determinata problematica.

Obiettivo è quello di comprendere “come” funziona il problema e non sul “perché “è presente un determinato problema.

Mira a bloccare le tentate soluzioni disfunzionali, ovvero tutte quelle azioni che il soggetto mette in atto per fronteggiare il problema sino a quel momento, attraverso l’utilizzo di tecniche e strategie mirate.

Sin dal primo incontro vengono rimandate alla persona tecniche e strategie che permettano la “rottura” di precedenti ed esistenti schemi disfunzionali, favorendo così una nuova realtà funzionale.

Specificatamente ai disturbi alimentari, le prescrizioni mirano ad agire in modo paradossale rispetto alle modalità percepite alla ricerca del piacere.

Quando si parla di disturbi alimentari?

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione o semplicemente Disturbi dell’alimentazione rientrano in quelle patologie complesse con disfunzionale comportamento alimentare, un’alterata percezione del proprio corpo e un’attenzione eccessiva per il peso.

Vi è un’alta correlazione con bassi livelli di autostima, disturbi d’ansia e dell’umore. Molto spesso vi è compromissione dello stato di salute a causa delle eccessive restrizioni alimentari, eccessivo consumo di cibo con perdita di controllo, condotte di eliminazione e/o compensatorie.

Tali disturbi se non trattati con metodi e tempi adeguati possono divenire condizione permanente e compromettere irreversibilmente la salute.

Ad oggi i disturbi alimentari sono un serio problema sociale. Negli ultimi anni vi è stato un drastico abbassamento dell’età di insorgenza, tanto che le diagnosi più frequenti vengono effettuate in età preadolescenziale e nell’infanzia, comportando un rischio maggiore di danni riferiti alla malnutrizione con conseguenze sul apparato osseo e sul sistema nervoso centrale.

Disturbi alimentari in pillole

Bulimia: abitudine a ingurgitare grandi quantità di cibo attraverso delle vere e proprie abbuffate. A livello emotivo si passa da grande piacere durante l’abbuffata a paura di perdere il controllo.

Binge-eating: comportamento alimentare incontrollato con abbuffate senza condotta di eliminazione (vomito). Obiettivo è quello di perdere peso. I soggetti Iniziano una dieta restrittiva, non riuscendo poi a controllare l’astinenza da cibo finiscono con l’abbuffarsi. Provano disgusto.

Vomiting: tale comportamento per anni è stato connotato come una condotta attuata dal soggetto per mantenere peso attraverso condotte di eliminazione (cioè vomito). Dopo anni di ricerca presso il centro clinico di Arezzo con Giorgio Nardone, si arriva a definire che il paziente con vomiting, trova attraverso l’agito del vomitare la strategia ottimale per non essere schiacciato dai sensi di colpa per aver sgarrato la dieta.  Il soggetto con il tempo scopre che il connubio “mangiare e vomitare” è per lui qualcosa di piacevole.

Anoressia: disturbo che insorge solitamente tra i 10 e 35 anni, interessa prevalentemente il sesso femminile. Il soggetto mette in atto rigide restrizioni e rifiuto del cibo per tempi prolungati, con importanti conseguenze fisiche e fisiologiche. Ricorre inoltre a l’utilizzo di lassativi per non ingrassare.

Aderenza ai “compiti a casa” e durata degli incontri nella terapia strategica

Nei disturbi alimentari le prescrizioni o “compiti a casa” hanno l’obiettivo, come già accennato precedentemente, di agire in maniera paradossale.

Il cibo, rilevante nella quotidianità del soggetto, deve essere riportato ad essere un piacere sostenibile e non più disfunzionale.

Di grande importanza è quindi l’aderenza del soggetto stesso a tutto ciò che le verrà prescritto, maggiore sarà l’aderenza alle prescrizioni maggiore sarà l’efficacia del trattamento.

Gli incontri, a seguito della valutazione del terapeuta, si svolgono di solito ogni quindici giorni, con una durata media tra le 10 e le 20 sedute.

L’importanza del sistema percettivo reattivo

Il sistema percettivo reattivo è la modalità con cui percepiamo e reagiamo difronte ad una specifica realtà.

Nel soggetto bulimico ad esempio, vi è la ricerca del piacere attraverso il cibo a livello emotivo.

Il cibo diventa quindi lo strumento con cui affrontare la realtà, tale realtà presto si trasforma in una vera e propria “prigione”, non vi è più controllo!

Molto spesso il soggetto tenta di contrastare il suo desiderio di mangiare ottenendone l’effetto opposto: il soggetto si lascia andare alla ricerca del piacere attraverso delle vere e proprie abbuffate.

Come interviene la terapia strategica nei disturbi alimentari?

La terapia strategica appare essere un approccio molto efficace e rapido.

Essa interviene “a gamba tesa” sul problema, lavorando sul qui ed ora attraverso l’utilizzo di tecniche, strategie e stratagemmi che mirano a ristrutturare il mondo del paziente e modificando il circolo vizioso della patologia.

La terapia strategica permette di ripristinare anche tutto il mondo emozionale e relazionale del soggetto andato perduto a causa della patologia.

L’approccio strategico accompagna il soggetto a ripristinare un’alimentazione corretta ma anche a scardinare l’omeostasi prodotta dal sintomo che mantiene in vita il problema andando a creare dei nuovi equilibri che siano più funzionali per la persona.

Rilevante nel percorso di trattamento dei soggetti con disturbi alimentari è un buon lavoro di rete con altre figure professionali come nutrizionisti, medici di base e soprattutto la famiglia.

 

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BIBLIOGRAFIA

Nardone , G et al. (1999), Le prigioni del cibo. Vomiting, anoressia, bulimia: la terapia in tempi brevi, Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone, G (2003), Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo, Superbur Rizzoli, Milano.

https://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?area=Salute%20donna&id=4470&menu=patologie