Terapie brevi nel lavoro con i caregiver

Terapie brevi nel lavoro con i caregiver

La famiglia oggi

Possono i più recenti modelli di terapie brevi essere utilizzati anche nel contesto familiare o di coppia? Analizziamo insieme alcune delle più importanti caratteristiche che rendono le terapie brevi sorprendentemente efficaci anche in questi ambiti.

Negli ultimi anni, emerge sempre più la presenza di sportelli di ascolto psicologico nelle scuole, i quali offrono un servizio di prevenzione e di supporto psicologico per i più piccoli. È proprio in seguito a tali occasioni di confronto fra psicologo scolastico e bambini/adolescenti che nasce l’esigenza di coinvolgere attivamente i caregiver nella presa in carico di problematiche psicologiche dei ragazzi, siano essi minorenni o neo-maggiorenni.

Un genitore moderno spesso è così preso dalla quotidianità, dal lavoro e dalle problematiche familiari o personali da gestire che non sempre è in grado di captare un reale disagio del proprio figlio. Talvolta, per quanto un caregiver possa percepire il malessere esperito dal proprio figlio e faccia il possibile per offrirgli consigli e supportarlo negli studi, questo non sempre è sufficiente ad aiutare il ragazzo con efficacia.

Le strategie disfunzionali dei caregiver

Talvolta, chi si occupa della crescita e dell’educazione dei minorenni, temendo di non essere un genitore adeguato, agisce fornendo quanta più protezione e supporto possibili, nella piena convinzione che “più si dà, meglio è”. Spesso questa credenza risulta in realtà fuorviante poiché è con le migliori intenzioni che si ottengono gli effetti peggiori. L’affetto spesso può addirittura essere soffocante e produrre un danno invece che un beneficio.

Riportiamo un esempio simbolico e frequente in contesti di caregiving: una mamma avvolta dal timore che alla propria figlia adolescente possa accadere qualcosa di terribile, comincia a sviluppare una paura che possa mentirle su tutto ciò che fa quando è lontana da casa.

Come diretta conseguenza di questa sua paura, comincia ad attivare una serie di azioni volte alla protezione della propria “bambina”, accompagnandola a scuola aspettando che entri in classe prima di poter andar via. Quando è a casa, le controlla il cellulare, conosce tutte le sue password e geolocalizza il suo telefono quando è alle feste dei suoi amici. Quando rientra da uscite o feste, le guarda attentamente gli occhi alla ricerca di un segnale di rossore che potrebbe indicare l’uso di cannabis, la tratta con sospetto insomma.

Quali saranno le reazioni della ragazzina a tanto sospetto e controllo?

Con molta probabilità, tenderà a diventare maggiormente aggressiva nei confronti della madre, sentendosi ingiustamente punita, e ben presto manifesterà il desiderio di trascorrere sempre più tempo fuori dalle mura domestiche. Ecco che la profezia si autoadempie!

Sulla base di un dubbio perturbante mosso dalle peggiori paure dei caregiver, gli stessi arrivano a comportarsi con la propria figlia “come se” fosse davvero in pericolo! Emerge più che legittima dunque la reazione della ragazzina che, irritata, mostra rabbia e distanza nei confronti dei genitori. Tale reazione sarà esattamente la conferma del dubbio originario dei genitori che continueranno a insistere con le loro strategie di controllo entrando in un circolo vizioso di litigi e fraintendimenti.

In cosa consiste l’intervento con le terapie brevi nel lavoro con i caregiver?

Riprendendo l’esempio sopra riportato, già a partire dalla prima seduta, è possibile rendere gli adulti coscienti del fallimento delle strategie fino ad allora messe in atto, seppur basate sulle loro più ragionevoli aspettative. Questo obiettivo lo si ottiene grazie a un dialogo strutturato che il professionista costruisce con domande ad hoc volte a far emergere i tentativi risolutivi che i genitori adottano al fine di prevenire il peggio, ma che risultano totalmente inefficaci. In seguito, le terapie brevi hanno lo scopo di far sostituire quei tentativi disfunzionali con strategie efficaci e risolutive.

Nel giro di poche sedute e con l’ausilio di un approccio indiretto largamente utilizzato nelle terapie brevi allo scopo di migliorare la relazione di fiducia e rispetto intra-familiare, è possibile correggere in tempo le dinamiche disfunzionali che reggevano il problema. Un esempio di intervento indiretto sugli adolescenti con la collaborazione dei caregiver è quello di chiedere a questi ultimi di “osservare senza intervenire”, in modo da rimandare al proprio figlio la responsabilità delle sue scelte. Grazie a un approccio di questo tipo, le terapie brevi rendono possibile un arresto nel peggioramento avanzante nell’adolescente, nonché la costruzione di nuove basi più solide e funzionali per l’educazione e la gestione dei figli.

 

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Riferimenti bibliografici

Nardone, G., Giannotti, E. e Rocchi, R. (2001). Modelli di famiglia. Ponte alle Grazie – Milano

 

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