Feedback Informed Treatment (FIT): uno strumento per costruire e mantenere l’alleanza terapeutica e migliorare l’esito della psicoterapia

Feedback Informed Treatment (FIT): uno strumento per costruire e mantenere l’alleanza terapeutica e migliorare l’esito della psicoterapia

Come nasce il Feedback Informed Treatment (FIT)?

Per molti anni, i ricercatori dell’efficacia psicoterapeutica hanno posto quella che sembrava essere una domanda ovvia e importante: “Quale approccio teorico di trattamento funziona meglio?

Tuttavia, i ricercatori hanno costantemente trovato che i risultati dei clienti spesso hanno poco a che fare con l’approccio di trattamento che un clinico usa.

La “forza” dell’alleanza nel tempo ha sollevato alcuni quesiti:

  • Esistono cambiamenti sistematici e prevedibili nella forza dell’alleanza che corrispondono a diverse fasi della terapia?
  • Esistono fluttuazioni nel tempo dell’alleanza (nel corso di una seduta o nell’arco di diverse sedute)?
  • I cambiamenti nell’alleanza segnalano solo una reazione a specifici eventi della terapia?

Ecco alcuni risultati

Il Feedback Informed Treatment (FIT) o FIT si basa su diversi risultati consolidati della letteratura. La prima evidenza è che la psicoterapia funziona. Studi risalenti a oltre 30 anni di ricerca documentano che la persona trattata in un percorso di terapia sta meglio dell’80% del campione non trattato nella maggior parte degli studi (Duncan, Miller, Wampold e Hubble, 2010; Smith & Glass, 1977; Wampold, 2001).

In secondo luogo, la traiettoria generale del cambiamento nel trattamento di successo è prevedibile, con la maggior parte dei progressi che si verificano prima piuttosto che dopo (Brown, Dreis e Nace, 1999; Hansen, Lambert & Forman 2002).

Terzo, nonostante la provata efficacia della psicoterapia, vi è una notevole variazione sia nel coinvolgimento che nell’esito dei singoli episodi di cura.

Per quanto riguarda il primo, ad esempio, le prove disponibili indicano che quasi il 50% di coloro che iniziano il trattamento abbandonano prima di ottenere un miglioramento sostanziale (Bohanske & Franczak, 2010; Kazdin, 1996; Garcia & Weisz, 2002; Wierzbicki & Pekarik , 1993).

In quarto luogo, esistono differenze significative nei risultati tra i professionisti.

In effetti, un ampio corpus di prove mostra che “chi” fornisce un trattamento contribuisce (in termini di risultati) da 8 a 9 volte di più al risultato rispetto a “quale” particolare trattamento offerto (Wampold, 2005; Miller, Hubble, & Duncan, 2007; Miller & Hubble, 2007) .

Tali risultati indicano che le persone che cercano un trattamento farebbero bene a scegliere con attenzione il proprio terapeuta poiché è il terapeuta, non l’approccio terapeutico che conta di più in termini di risultati.

Da ultimo, una parte importante della variabilità dei risultati tra i clinici è attribuibile all’alleanza terapeutica.

Ad esempio, in uno studio che ha coinvolto 80 clinici e 331 clienti, Baldwin, Wampold e Imel (2007), hanno riportato che le differenze nell’alleanza rappresentavano uno sbalorditivo 97% della variabilità dei risultati tra i terapeuti. Al contrario, la variabilità del cliente nell’alleanza è risultata “non correlata al risultato” (p. 842).

Come si somministra il Feedback Informed Treatment (FIT)?

Due semplici scale che si sono rivelate utili per monitorare lo stato della relazione e i progressi nell’assistenza sono la Session Rating Scale (SRS [Miller, Duncan e Johnson, 2000]) e la Outcome Rating Scale (ORS, [Miller e Duncan, 2000]).

L’SRS e l’ORS misurano rispettivamente l’alleanza e il risultato. Entrambe le scale sono strumenti brevi, a 4 voci, di autovalutazione e sono stati testati in numerosi studi, dimostrando di avere una solida affidabilità e validità (Miller, 2010).

La somministrazione e il punteggio delle scale sono semplici e diretti.

Su entrambe le scale, le linee sono lunghe dieci centimetri. Il punteggio consiste semplicemente nel determinare la distanza in centimetri dove è stata messa la “x” del cliente su ogni singola linea e poi sommare i quattro numeri insieme per ottenere il punteggio totale sia sulla ORS che sulla SRS.

La scala ORS

L’ORS viene somministrata all’inizio della sessione. La scala chiede ai clienti di ripensare alla settimana precedente (o all’ultima visita) e di apporre una “x” su quattro linee diverse, ciascuna delle quali rappresenta una diversa area di funzionamento:

  • individuale (benessere interiore e personale),
  • interpersonale (famiglia, relazioni strette),
  • sociale (lavoro, scuola, amicizie)
  • globale (benessere generale).

Sull’ORS, il cut-off clinico è 25 e rappresenta la linea di demarcazione tra i punteggi clinici (sopra) e quelli considerati non clinici (sotto) (Miller, Duncan, Brown, Sparks e Claud, 2003).

La scala SRS

L’SRS, invece, viene completato alla fine di ogni seduta. Anche in questo caso, il cliente pone una “x” su quattro linee diverse, ciascuna corrispondente a una qualità diversa e importante dell’alleanza terapeutica:

  • relazione (ascolto, comprensione, assenza di giudizio),
  • obiettivi (si è lavorato su quello che il cliente desiderava),
  • approccio e metodo del terapeuta
  • la seduta nel complesso.

A partire dal cut-off clinico sull’SRS, i punteggi che scendono a 36 o meno sono considerati “motivi di preoccupazione” e dovrebbero essere discussi con i clienti prima di terminare la sessione (Miller & Duncan, 2004).

Alcune considerazioni…

I ricercatori che hanno investito nell’uso di FIT nel trattamento di disturbi specifici hanno trovato risultati promettenti.  Crits-Christoph e colleghi (2012) hanno scoperto che l’uso del feedback dei clienti ha avuto effetti positivi nel trattamento dei disturbi da uso di alcol e sostanze, altri hanno mostrato che il feedback dei risultati è servito a ridurre i comportamenti autolesionistici associati a un’alimentazione disordinata (Schmidt et al., 2006).  In uno studio su larga scala su clienti depressi a basso reddito, l’uso di FIT è stato associato a maggiori benefici rispetto al trattamento senza di esso (Reese. Duncan, Bohanske, Owen e Minami. 2014).

Un dettaglio importante e da non sottovalutare è la brevità di questi strumenti, che assicura che siano fattibili anche per l’uso nella pratica clinica quotidiana; infatti, non richiedono più di cinque minuti per essere completate, valutate e interpretate (Duncan & Miller, 2000). In effetti, le prove disponibili indicano che l’uso di routine di ORS e SRS è più elevato rispetto ad altri strumenti di misurazione (99% contro 25% a 1 anno (Miller, Duncan, Brown, Sparks e Claud, 2003).

 

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Bibliografia

Duncan B. L., Miller S.D. (2000), “The client’s theory of change: consulting the client in the integrative process”, Journal of Psychoterapy Integration, 10 (2), 169-187

Duncan, B., Miller, S., & Hubble, M. (2010). The heart and soul of change: Delivering what works in therapy (2nd ed.). Washington, DC: American Psychological Association.

Miller, S., Hubble, M., and Duncan, B.L. (2007). Supershrinks: Learning from the field’s most effective practitioners. The Psychotherapy Networker, 31, 26-35, 56.

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