Problemi e soluzioni

Le prescrizioni in terapia Breve sono utilizzate per indurre il cambiamento nella persona.

La terapia Breve non rivolge la sua attenzione alla ricerca delle cause profonde di un problema; al contrario cerca di capire come funziona quel problema per individuare i comportamenti ridondanti che lo mantengono in vita.

L’obiettivo è individuare quindi le tentate soluzioni disfunzionali della persona, in modo da poterle bloccare attraverso una serie di manovre sia comunicative che esperienziali, che modifichino la percezione del problema stesso.

Milton Erickson diceva che il fine ultimo della terapia è il cambiamento personale. Attraverso nuove esperienze la persona modifica il suo modo di pensare: la Terapia Breve si muove infatti partendo dall’esperienza per cambiare la cognizione.

 

Spesso, il tipo di strategia più utilizzata è l’uso di prescrizioni, ovvero di compiti che la persona è invitata a mettere in atto; queste influenzano direttamente il comportamento, interrompendo le tentate soluzioni disfunzionali per sostituirle con azioni funzionali.

 

Che tipo di prescrizioni?

1. Prescrizioni dirette

Le prescrizioni dirette sono semplicemente compiti il cui fine è facilmente intuibile dalla persona che lo riceve.

Il terapeuta solitamente in questi casi fornisce una spiegazione chiara del compito che sta assegnando, spesso anticipandone l’effetto, per motivare la persona a compierlo dopo aver concordato con lei l’utilità di quella prescrizione per il suo problema.

Si usa questo tipo di prescrizione quando la persona è collaborativa, motivata e consapevole, e sicuramente seguirà le direttive del terapeuta.

2. Prescrizioni indirette

Questo tipo di prescrizioni sono definite come «quel tipo di ingiunzioni di comportamento che mascherano il loro vero obiettivo» (Nardone, Watzlawick, 1990, p. 96).

Vuol dire che l’obiettivo della prescrizioni non è chiaro e intuibile dalla persona che, mettendola in atto, sperimenterà un effetto diverso da quello che la prescrizioni poteva lasciar intendere.

Il terapeuta quindi assegna un compito apparentemente neutro o volto verso un particolare effetto con l’intento celato di produrne un altro.

3. Prescrizioni paradossali

Il paradosso è un’indicazione contraddittoria, che entra in contrasto con la logica e la realtà esperita.

Questo tipo di prescrizioni sono usate per indurre un cambiamento in modo efficace, poiché si usa il problema steso “contro” la persona, vanificando ogni tentativo da parte di sua in poche sedute di mantenerlo in vita.

Come? Incrementando proprio il suo stesso problema!

 

Esempi di prescrizioni

1. Prescrizioni dirette

La Congiura del silenzio: si spiega alla persona come parlare alimenta la propria ansia per poi chiederle di smettere di parlare del suo problema con chiunque tranne che con il terapeuta.

Il fine ultimo di questa prescrizioni è chiaro: smettere di parlare perché così facendo il problema non solo si mantiene ma aumenta. 

2. Prescrizioni indirette

Il diario di bordo: si chiede alla persona di annotare su un foglio che riporta delle voci ben precise (ora, luogo, persone, situazioni…) le volte in cui sperimenta un attacco di panico; si chiede di compilarlo con esattezza per avere un quadro chiaro delle situazioni in cui si manifestano.

L’obiettivo della prescrizione in realtà è distrarre la persona in modo che gli attacchi di panico svaniscano nell’esatto momento in cui inizia a scrivere.

3. Prescrizioni paradossali

La prescrizione del sintomo: si usa per esempio con le persone ossessive chiedendo loro di fare esattamente ciò che giù fanno; se la persona si lava le mani più volte del necessario, gli si chiede di incrementare il numero di volte in cui le lava.

L’obiettivo rendere il sintomo volontario e controllabile in modo da annullarne la potenza.

Ogni prescrizione va costruita in base alla persona che abbiamo di fronte, pensando alle sue caratteristiche, al suo modo di pensare e le sue risorse; dare un compito senza pensare a chi viene dato, può annullare completamente il suo effetto.

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Riferimenti Bibliografici:

Fisch, R., Weakland, J.H. & Segal, L. (1982). Change. Le tattiche del cambiamento. Roma: Astrolabio, 1983.
Haley, J. (1973). Terapie non comuni. Roma: Astrolabio, 1976.
Nardone, G., Watzlawick, P. (1990). L’arte del cambiamento. Milano: Ponte alle Grazie.
Watzlawick, P. & Nardone, G. (a cura di). (1997). Terapia breve strategica. Milano: Raffaello Cortina.
Watzlawick, P., Weakland, J.H. & Fisch, R. (1974). Change. Sulla formazione e la soluzione dei problemi. Roma: Astrolabio, 1974.

http://www.psicoterapia.it/rubriche/approfondimenti/template.asp?cod=1122 (consultato in data 02/02/2021)