Le terapie brevi per il trattamento della paranoia

Le terapie brevi per il trattamento della paranoia

La paranoia, meglio detta ideazione paranoica, è un sintomo tipico di molti dei disturbi presenti ad oggi all’interno del DSM V. Nello specifico si parla di paranoia nel Disturbo Paranoide di Personalità, nel Disturbo Delirante di tipo persecutorio e nella Schizofrenia di tipo Paranoide.

Il primo a parlare di paranoia in termini di patologia mentale fu Emil Kraeplin, psichiatra tedesco di fine 1800. Con il termine paranoia egli si riferiva a tutti quei disturbi che si basano su false credenze o illusorie, non per forza collegate a idee di persecuzione.

La struttura del disturbo paranoico

Il disturbo paranoide colpisce lo 0,5-2,5% della popolazione, con una maggiore incidenza tra le minoranze etniche e gli immigrati e si presenta più frequentemente negli uomini che nelle donne.

Nonostante l’età di esordio coincida con l’adolescenza o con la prima fase della vita adulta, i dati clinici mostrano che la persona affetta da paranoia si rivolge ad un professionista solo dopo i 30-40 anni.

Chi soffre di paranoia vive nella costante convinzione di avere un “nemico da combattere”. La caratteristica essenziale del disturbo paranoide è la persistente interpretazione delle intenzioni degli altri come malevole. In modo particolare le persone affette da paranoia presentano i seguenti tratti distintivi:

  • Sono convinti che gli altri faranno loro del male
  • Tendono a proteggersi e a mantenere le distanze con gli altri
  • Hanno una modalità di pensiero distorta che li porta a leggere negativamente commenti e comportamenti innocui degli altri
  • Estrema sfiducia e ostilità verso gli altri
  • Tendenza ad attribuire colpe agli altri o comunque a qualcosa fuori da sè

Paranoia e tentate soluzioni

Il trattamento del disturbo paranoide secondo il modello di psicoterapia breve parte dall’individuazione delle tentate soluzioni.

Questo costrutto, elaborato al Brief Therapy Center del Mental Research Institute di Palo  Alto, si riferisce a tutte quelle cose che la persona fa per affrontare il problema ma che, in realtà, lo mantengono, lo rendono ancora peggiore, o ne creano un altro. In termini più generici può trattarsi di tutti i comportamenti che la persona continua a mettere in atto in risposta al problema, che però non fanno altro che alimentarlo. Vediamo nel dettaglio quali sono le tentate soluzioni che tipicamente mettono in atto le persone che soffrono di paranoie:

  1. Controllo della realtà esterna: la persona paranoica cerca di difendersi da tutto e tutti mettendo in atto comportamenti di controllo che vengono percepiti distintamente dagli altri. Questi ultimi riconoscono tale diffidenza e reagiscono mettendo in atto comportamenti di distacco e sospetto che andranno ad avvalorare il pensiero paranoico del paziente.
  2. Il dubbio patologico: il paranoico vive una profonda dicotomia: da una parte vi sono i suoi dubbi e la sua sospettosità patologica, dall’altra vi sono i tentativi degli altri di evidenziare la stranezza dei suoi comportamenti. Per uscire da tale condizione il paranoico va costantemente alla ricerca di tutti quegli elementi che confermano la sua sospettosità nei confronti degli altri

L’intervento strategico con la paranoia

La terapia strategica è un intervento terapeutico breve e focale orientato all’estinzione dei disturbi presentati dal paziente. Questo approccio non è una terapia superficiale e sintomatica ma un intervento radicale, poiché mira alla ristrutturazione delle maniere attraverso le quali ognuno costruisce la realtà che poi subisce.

La concezione clinica di base è che la risoluzione del disturbo richieda la rottura del sistema circolare di retroazioni tra soggetto e realtà che mantiene la situazione problematica.  Nel caso specifico della paranoia, l’obiettivo principale della terapia è quello di smontare le credenze irrealistiche della persona. Il terapeuta dovrà condurre un’attenta valutazione della persona che si trova di fronte, scegliendo tra una modalità di intervento diretto, indiretto o paradossale.

Altresì per un intervento efficace il terapeuta breve dovrà comprendere nel dettaglio la struttura del problema: come si è formato? Come persiste? Come si mantiene?

La scrittura rappresenta una buona strategia nel lavoro clinico con pazienti affetti da paranoia. Ad esempio si può chiedere alla persona di  scrivere, la mattina, tutte le diffidenze ed i sospetti di cui s sente vittima come fosse un diario che non deve essere riletto. Oppure si può chiedere alla persona di appuntare giorno per giorno tutti i comportamenti e gli atteggiamenti di cui pensa diffiderà realmente. Ovvero si chiede alla persona di scrivere tutti i comportamenti che ritiene essere effettivamente degni di diffidenza e sospetto. Questo aiuta la persona a distinguere meglio quelli oggettivamente reali da quelli relativi al suo pensiero.

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Simonetta Bonadies
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center for
Single Session Therapy

 

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Bibliografia

  • Nardone G. (2013), Psicotrappole, ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle, Ponte alle Grazie, Milano.
  • Cannistrà F. (2017), La cura per la paranoia, www.lostudiodello psicologo.it

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