La Teoria del Cambiamento del Paziente

La Teoria del Cambiamento del Paziente

Uno degli step fondanti gli approcci di Terapia Breve è l’indagine del Client’s Theory of Change, ovvero la Teoria del Cambiamento del Cliente (Duncan e Miller, 2000).

Benchè la psicoterapia abbia spesso operato imponendo una propria visione di cosa sia il cambiamento e di come debba avvenire (se non proprio di ciò che sia sano e normale e di ciò che sia malato e anormale), è sorprendente quanto le persone siano capaci di definire cosa secondo loro mantiene il problema, e allo stesso tempo cosa sarebbe necessario per ottenere il cambiamento desiderato.

Nell’ambito del processo terapeutico, come insegnano i docenti di Istituto Icnos- Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Sistemico Strategica, (per conoscere la scuola clicca qu) una volta definiti problema obiettivo, il terapeuta può concentrarsi sull’esplorazione della Teoria del Cambiamento del paziente.

Può farlo, ad esempio, ponendo specifiche domande quali:

Di cosa avrebbe bisogno per risolvere il problema?”, “Cosa deve fare per raggiungere il suo obiettivo?”, “Spesso le persone hanno un’idea di quale sia la causa del loro problema e di cosa servirebbe per risolverlo. Lei che idea ha?”, “In che modo pensa che questo incontro possa aiutarla a raggiungere i suoi obiettivi?” o al contrario “Cos’è che, secondo lei, le impedisce di risolvere il problema/raggiungere l’obiettivo?”.

Indagare la Teoria del Cambiamento del paziente significa capire ciò che lui pensa possa essergli o non essergli utile per stare meglio. Dare per scontato che la nostra teoria di ciò che serve alla persona per stare meglio sia la più utile e funzionale, significa limitare le possibilità di azione della terapia. Chiedere alla persona cosa secondo lei serve per cambiare permette di trovare una strada collaborativa e vantaggiosa perché perfettamente adeguata alle caratteristiche, credenze, motivazioni e possibilità della persona stessa, riducendo peraltro le resistenze (de Shazer,1984).

Il terapeuta diventa sempre più un facilitatore, che aiuta il paziente nel proprio percorso, nel proprio viaggio, favorendo il suo naturale sviluppo. Questo, comunque, non significa che il terapeuta rinunci alla sua teoria e al percorso che avrebbe seguito: aver indagato la Teoria del Cambiamento del paziente consente di far sì che quel percorso sia il più possibile ritagliato sulle caratteristiche di chi ha di fronte.

Come dicono Duncan e Miller: “piuttosto che rielaborare il punto di vista soggettivo del cliente all’interno della teoria formale del terapeuta, integriamo qualunque teoria che possa adattarsi alle sue credenze personali, privilegiando così le percezioni del cliente nel selezionare le scelte terapeutiche” (2000, pp. 178-179). Potremmo dire che due principi di base di questo avanzamento sono:

  1. Partire da contenuti della persona per adattare i processi della terapia;
  2. Privilegiare il punto di vista della persona, rimanendo sempre disposti a modificare, o abbandonare, i processi che volevamo seguire, se questi non si integrano con i suoi contenuti.

Partiremo allora dalle risposte a quelle domande per elaborare un progetto che aiuti a raggiungere l’obiettivo fissato all’inizio.

A volte la persona saprà quasi esattamente cosa le serve, e il nostro compito sarà solo aiutarla a definire i dettagli; altre volte sarà un lavoro a metà, dove entrambi daremo un contributo sostanziale alla definizione della migliore strategia di intervento; altre volte, invece, la persona potrà fare grande fatica a capire cosa mantiene in vita il problema e cosa le serva per risolverlo: in quei casi cerchiamo comunque di partire dagli elementi che ci fornisce, per costruire l’intervento. Per usare una metafora, a volte la persona avrà a disposizione il terreno, gli attrezzi; e altre ancora avrà solo un singolo seme, da cui partiremo per costruire assieme l’intervento.

Molti terapeuti si sorprendono nel vedere quanto le persone abbiano un’idea precisa di cosa occorra loro per stare meglio – e di quanto sia efficace seguire la loro linea. Tuttavia, nel chiedere loro quale opinione abbiano rispetto a ciò che mantiene il problema e cosa occorre per cambiare, può capitare che alcuni rispondano “non lo so”. In questi casi molto utile potrebbe rivelarsi un’applicazione tratta dalla Solution Focused Brief Therapy che consiste nel rispondere “Supponi di saperlo”. Ancora una volta, è sorprendente quante persone di fronte a questa ristrutturazione (un’applicazione della tecnica del “come se”, Watzlawick, 1987), comincino a trovare soluzioni utili.

Esplorare la Teoria del Cambiamento del paziente significa aderire al principio secondo il quale i clienti che incontriamo sono in grado di risolvere i propri problemi e che tutti i clienti hanno delle risorse che possono essere utilizzate per la soluzione dei problemi. Il lavoro del terapeuta è quindi quello di dirigere la conversazione in modo tale da scoprire le risorse che potranno impiegate per la soluzione del problema.

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Simonetta Bonadies
Psicologa Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
For Single Session Therapy

 

Bibliografia

  • Cannistrà F., Piccirilli F. (2018), Terapia a Seduta Singola – Principi e pratiche, Giunti editore.
  • De Shazer S. (1984), “The death of resistance”, Family Process, 23 (11), 11-17.
  • Duncan B. L., Miller S.D. (2000), “The client’s theory of change: consulting the client in the integrative process”, Journal of Psychoterapy Integration, 10 (2), 169-187
  • Hoyt F.M., Talmon M. (2018), Capturing the moment – Terapia a seduta singola e servizi walk-in. CISU editore.
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