“Parla?” Le risposte delle terapie brevi in età evolutiva sul tema comunicazione e linguaggio

Scritto da Francesca Moccia

Quale contributo possono dare le Terapie Brevi in Età Evolutiva sul tema “comunicazione e linguaggio”?

Chi lavora in ottica sistemico-strategica, e si occupa di età evolutiva, riconosce nel linguaggio e nella comunicazione un’importante matrice di costruzione di realtà.

Quando tutto “fila liscio”, la comunicazione e il linguaggio costruiscono e costituiscono risorse e leve di cambiamento/miglioramento; quando “qualcosa va storto”, fanno emergere criticità (difficoltà e problemi) a vari livelli.

Si pensi ad esempio agli studi e alla riflessione/sensibilizzazione sul connubio “linguaggio e pensiero”. In traiettoria di sviluppo, uno degli elementi più attenzionati per comprendere lo sviluppo tipico è la rilevanza, al netto della variabilità individuale, dello sviluppo della comunicazione gestuale come precursore importante dello sviluppo del linguaggio e della teoria della mente.

Quando sulla traiettoria di sviluppo qualcosa di atteso non si presenta e/o si inceppa, possono emergere profili di sviluppo atipico, con tutta una serie di attivazioni correlate che impattano sulla percezione del problema, sulle scelte educative e/o ri-abilitative da attuare, sul coinvolgimento dei diversi professionisti e delle diverse professionalità da considerare. Oltre alle valutazioni psicologiche, saranno necessarie valutazioni e interventi logopedici, di psicomotricità e/o di neuropsichiatria infantile.

Cosa si cela dietro la domanda “parla?”

Sicuramente si celano tanti impliciti quante paure.

Non parla perché è lento? È lento solo nel linguaggio? Non parla perché non capisce? Non parla perché non è stimolato? Non parla o parla poco perché riesce ad ottenere in altro modo quello che vuole? In che modo comunica? Non riesce a parlare o a stare al passo comunicativo dei coetanei ed entra in frustrazione?

Queste sono alcune delle domande sul funzionamento comunicativo del bambino.

Queste sono solo alcune delle domande che aiutano a discriminare la situazione e a comprendere se le difficoltà possono considerarsi fisiologiche o rilevare altro. In “altro” rientrano diversi quadri più o meno complessi, che possono andare da un ritardo nell’acquisizione del linguaggio a diagnosi di Disturbi della Comunicazione e del Linguaggio, il disordine dello sviluppo più frequente in età evolutiva (Rapin, 2006), fino a comprendere anche diagnosi di Disturbi dello Spettro Autistico, per cui il funzionamento anomalo delle tappe di sviluppo linguistico/comunicativo attiva i primi segnali di allarme.

Quando lo sviluppo procede in modo “tipico”, spesso non si presta attenzione ai dettagli e alle tappe di sviluppo, ma se si pone il focus sullo sviluppo linguistico e comunicativo si scopre quanto attivante, e poco scontata, sia la sfida di acquisizione di competenze.

Crescendo, attraverso il linguaggio, il bambino costruisce il suo adattamento funzionale ai suoi diversi contesti di interazione: per ottenere ciò che soddisfa i suoi bisogni e dare risposta alle richieste dell’ambiente, impara pragmaticamente che “non si può non comunicare” (I assioma della comunicazione).

La comprensione delle intenzioni altrui (“teoria della mente”) e la scoperta di regolarità costruiscono le esperienze che “fanno comunicazione”. L’attenzione condivisa, l’abilità di associare suoni, gesti e significati e l’imitazione dei modelli forniscono le basi per l’acquisizione di competenze pragmatiche, semantiche e sintattiche all’interno della cornice della comunicazione.

Il linguaggio costruisce realtà

L’importanza dello sviluppo del linguaggio e della comunicazione trova ancora più vigore in linea evolutiva anche in relazione ai processi di apprendimento scolastico e allo sviluppo delle competenze sociali, con i coetanei e con il mondo adulto.

L’ingresso nel mondo della preadolescenza viene percepito spesso dagli adulti non solo in relazione ai cambiamenti puberali, ma anche in funzione dei cambiamenti sul linguaggio e la comunicazione.

Cambia la voce, da bambino a “grande”, e cambiano le parole. Cambiano i significati e cambiano i toni. Emerge il “risponde male” e alla domanda “parla?” le risposte rivelano altrettanti impliciti e paure.

Parla o non parla a casa? Con chi parla? Tiene tutto per sé o c’è qualcuno con cui esterna? Parla in modo minimalista oppure esplode? Evita di parlare o parla di tutto senza parlare di sé? Come comunica?

Nelle fasi di sviluppo pre- e adolescenziale, emerge sempre di più la rilevanza degli aspetti di contenuto e di relazione e, sebbene più si cresca più in teoria si diventi esperti di comunicazione, nelle interazioni comunicative si possono incontrare, con frequenza crescente, difficoltà di:

  • punteggiatura nella sequenza degli eventi (visione delle diverse realtà per cui si attribuisce valore di percezione e reazione alla comunicazione);
  • percezione/reazione della/alla comunicazione verbale e non verbale (sebbene la comunicazione verbale possa sembrare chiara nei contenuti, i significati si possono comprendere meglio grazie al canale non verbale);
  • gestione della relazione, simmetrica e complementare (basata su uguaglianze o differenze).

 

L’entrare nel mondo degli adulti per gli adolescenti, così come l’occupare il proprio posto nel mondo per i bambini, pone l’accento sull’importanza dello sviluppo di competenze linguistiche e della gestione delle proprie competenze comunicative.

In conclusione…

Consapevoli delle diverse traiettorie di sviluppo e dei compiti evolutivi, che coinvolgono tanto i bambini e i ragazzi quanto gli adulti di riferimento, gli esperti in Terapie Brevi in Età Evolutiva possono intervenire (in modo diretto, indiretto, sistemico e/o individuale) sulle diverse richieste di aiuto sul tema “comunicazione e linguaggio”, valutando la tipologia di difficoltà e/o la complessità del problema, le persone coinvolte o i professionisti da coinvolgere.

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Rapin I. (2006), ‘Language heterogeneity and regression in the autism spectrum disorders. Overlaps with other childhood language regression syndromes’, in Clinical Neuroscience Research, 6, pp. 209-218.

Rinaldi P., Volterra V. (2013), ‘Dall’azione al linguaggio: il ruolo del gesto’, in S. D’Amico, A. Devescovi (a cura di), Psicologia dello sviluppo del linguaggio, pp. 61-76, Il Mulino, Bologna.

Watzlawick, P., Beavin, J., Jackson, D. (1971). Pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio.

Scritto da Francesca Moccia

Psicologa, Psicoterapeuta, Specialista in Psicoterapia Breve Strategica. Vice-Direttrice Didattica, Didatta e Supervisore della Scuola di Specializzazione in “Psicoterapia Breve Sistemico-Strategica” dell’Istituto ICNOS. Direttrice Didattica del Master in “Terapie Brevi in Età Evolutiva” presso l’Istituto ICNOS. Membro del Consiglio Direttivo della Società Scientifica di Psicoterapia Strategica. Svolge attività clinica privatamente e collabora in qualità di formatrice e consulente con enti, scuole, associazioni, aziende e società.
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