Tentate soluzioni disfunzionali: cosa sono e come individuarle

Tentate soluzioni disfunzionali: cosa sono e come individuarle

L’obiettivo principale di ogni terapia è aiutare le persone ad aiutare sé stesse. L’obiettivo principale delle Terapie Brevi è aiutare le persone ad aiutare sé stesse nel più breve tempo possibile.

“Breve” significa “sensibile al fattore tempo” o “temporalmente efficace”, non sempre “rapido” o “veloce”. L’attitudine di base, nell’ambito delle Terapie Brevi, è fare il più possibile in ogni singolo incontro, accedendo a punti di forza e risorse nel minor numero di sedute possibili.

Consapevoli del fatto che ogni persona è un mondo a sé e che non esiste un modello unico adattabile senza distinzioni di sorta a tutti, vi proponiamo in questo articolo alcune riflessioni in merito alle Tentate Soluzioni Disfunzionali ovvero tutti i tentativi fallimentari messi in atto dalla persona nell’intento di risolvere il suo problema.

L’emersione di queste ultime, nell’ambito delle Terapie Brevi, rappresenta una aspetto fondamentale del processo terapeutico e si configura come una fase cruciale per lo studio della soluzione al problema.

Tentate soluzioni disfunzionali: cosa sono?

Accanto all’indagine delle risorse, lungo tutta la seduta dovrebbero essere indagate anche le Soluzioni Tentate Disfunzionali.

Questo costrutto, elaborato al Brief Therapy Center del Mental Research Institute di Palo  Alto, si riferisce a tutte quelle cose che la persona fa per affrontare il problema ma che, in realtà, lo mantengono, lo rendono ancora peggiore, o ne creano un altro.

In termini più generici può trattarsi di tutti i comportamenti che la persona continua a mettere in atto in risposta al problema, che però non fanno altro che alimentarlo.

Per esempio, evitare determinati luoghi per paura di risposte ansiogene può essere una soluzione disfunzionale, poiché conferma l’idea che la persona non è in grado di recarsi in quei luoghi  e di affrontare le proprie ansie; oppure, richiedere continue rassicurazioni e accertamenti medici per paura di avere o contrarre una malattia, mantiene continuamente in essere lo stato d’ansia e le conseguenti sensazioni fisiche. L’obiettivo principale del terapeuta sarà quello di individuare e aiutare a bloccare, modificare o sostituire questi comportamenti.

Tentate soluzioni disfunzionali: come individuarle?

Le modalità per individuare le Tentate Soluzioni Disfunzionali, come insegnano i docenti di Istituto ICNOS-Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Breve Sistemico-Strategica, sono molteplici.

Quella che vi suggeriamo in questo articolo si chiama “tecnica del come peggiorare” (Nardone e Watzlawick, 1990; Fisch et al., 1982) e viene solitamente formulata nel modo seguente:

“Immagina di non voler affatto risolvere il tuo problema, o addirittura di volerlo peggiorare; di fare – o continuare a fare- tutta una serie di azioni che non ti farebbero stare meglio e che non ti aiuterebbero, ma che anzi, continuerebbero a mantenerti nella situazione in cui sei ora o, addirittura, peggiorerebbero le cose. Quali sarebbero queste azioni? Cosa dovresti fare?”

Quasi sempre le persone sono capaci di identificare una serie di comportamenti e azioni che potrebbero fare, o che stanno già attuando, che non farebbero altro che mantenere in vita il problema o addirittura potrebbero peggiorarlo.

Lo scopo diventa duplice: creare consapevolezza delle cose da evitare e identificare quelle da cessare. Già solo questa consapevolezza aiuta a produrre delle azioni terapeutiche spontanee e se anche non dovesse prodursi tale spontanea consapevolezza dei comportamenti da bloccare, o se la persona non dovesse sapere come farlo, le risposte a questa domanda potrebbero essere una base da cui iniziare a costruire un processo di cambiamento.

Conclusioni

Come si può facilmente intuire, sono proprio le tentate soluzioni messe in atto dal soggetto ad alimentare il problema che questi vorrebbe risolvere. Per questo motivo, la valutazione delle tentate soluzioni messe in atto per superare la difficoltà presente fornisce l’accesso privilegiato alla valutazione del funzionamento del problema, così come della sua possibile soluzione.

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                                                                                                                                             Simonetta Bonadies
Psicologa, Psicoterapeuta
Team dell’Italian Center
for Single Session Therapy

Bibliografia

  • Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2018). Terapia a seduta singola: Principi e pratiche. Firenze: Giunti Editore.
  • Hoyt, M.F., & Talmon, M. (2014). Capturing the Moment: Single Session Therapy and Walk-In Services. Crown House Pub.
  • Hoyt, M.F. (2018). Psicoterapie Brevi: Principi e Pratiche. CISU editore.
  • Nardone, G. (2015). Problem Solving strategico da tasca. L’arte di trovare soluzioni a problemi irrisolvibili. Ponte alle Grazie Editore.

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