L’uso delle scale è una tecnica centrale nella Terapia Centrata sulla Soluzione e può essere utile in molti contesti non solo clinici (counselling, coaching, ecc.).

Esse sono usate normalmente per valutare la percezione dei clienti rispetto ai loro problemi o al raggiungimento dei propri obiettivi. Il fatto che si tratti di domande semplici, veloci e facili da porre, rende l’uso delle scale molto versatile e adattabile a diverse situazioni.

Durante il primo colloquio della terapia centrata sulla soluzione, così come nei successivi, queste domande aiutano a definire non solo l’obiettivo da raggiungere, ma anche le risorse in possesso e i progressi fatti.

Perché la tecnica delle scale è utile?

Innanzitutto le scale permettono di affrontare il problema in un’ottica di risoluzione e non orientata all’analisi del problema. Questo pone il cliente già in una visione di quella che potrebbe essere la strada da percorrere verso il cambiamento.
Inoltre, usare una scala dove ogni gradino rappresenta un passo del proprio percorso di cambiamento, permette al cliente di scomporre la sua percezione della situazione e di procedere per gradi. Infatti, la strada verso il cambiamento è fatta di piccoli passi e bisogna partire dalla più piccola azione per ottenere poi, con effetto cascata, il grande cambiamento.

Questa tecnica poi restituisce alla persona la facoltà di stabilire il proprio piano d’azione e permette di descrivere in maniera soggettiva il proprio stato. Infatti sta al paziente e non al terapeuta definire cosa significhi essere a 2 o a 5: non si tratta di una valutazione psicometrica oggettiva ma è basata su cosa vuole e cosa è importante per la persona. Questo fa sì che il cliente sia più motivato e anche l’alleanza terapeutica ne trae beneficio.

Infine, le scale risultano efficaci perché spostano la conversazione dalle emozioni ai numeri e questo fa sentire al cliente che la situazione è più gestibile e controllabile.

Qui di seguito illustrerò i diversi tipi di scale utilizzati nella Terapia Centrata sulla Soluzione sia nel primo incontro sia nei successivi.

La scala del presente

Dopo aver definito il futuro desiderato attraverso la domanda del miracolo o miracle question, il terapeuta chiede al cliente di valutare su una scala da 0 a 10 dove si colloca in relazione al problema o alla situazione portata.

Su una scala da 0 a 10, dove 10 è il raggiungimento del futuro che desideri, e 0 è l’esatto opposto, su quale gradino della scala ti trovi oggi?”

Lo scopo di questa domanda è quello di far descrivere al cliente cosa sta accadendo nel momento presente che le fa dire di essere a quel gradino e non a uno di meno. Se ad esempio la persona dirà di trovarsi a 3 rispetto al suo obiettivo, il terapeuta chiederà cosa le ha permesso di stare a 3 e non a 2. Questo consentirà a entrambi di capire quali strategie e risorse la persona sta già mettendo in atto per affrontare il problema.

Attraverso delle domande mirate, chiederemo di descrivere in modo dettagliato le azioni che fanno dire alla persona di essere a quel gradino e non più in basso per far emergere cosa sta già funzionando e quali sono i suoi punti di forza.

Dopo aver fatto questo il terapeuta chiede cosa significhi per il cliente essere riuscito a fare quelle cose, in modo da tradurre le azioni in significati che siano da stimolo per la persona.

La scala del progresso

Dopo esserci focalizzati sul presente e aver fatto descrivere cosa la persona fa già, il terapeuta pone al cliente questa ulteriore domanda:

“Cosa noterai nei prossimi giorni, che ti farà dire di essere un gradino più su?”

Anche qui si cercherà di entrare il più possibile nel dettaglio delle azioni che farà la persona quando sarà un gradino più su e sui particolari che noterà in quella situazione. Lo scopo di questa scala è quello di far vedere alla persona cosa può fare concretamente per dirigersi verso l’obiettivo, senza però chiederle di metterlo in atto. Immaginando i dettagli e gli aspetti più significativi – compresi quelli relazionali – che le faranno dire di essere un gradino più in alto il cliente renderà più realistico e raggiungibile il suo obiettivo.

Il fine di questo passaggio non è quello di trasformare l’immaginazione in piani ma di esplorare i prossimi segni di miglioramento attraverso le domande.

Altri tipi di scale

Le domande sulle scale possono interessare anche altri aspetti della vita del paziente. Infatti è possibile adattare la tecnica delle scale anche ad altri ambiti sempre con lo scopo di misurare e far descrivere la situazione presente e quella futura. Queste domande hanno una grande versatilità e possono essere usate per misurare la percezione dei clienti su quasi ogni aspetto.

Le scaling questions possono riguardare ad esempio il successo, la motivazione, la sicurezza, le priorità, gli obiettivi, la soddisfazione, la speranza o ancora le strategie di coping. Naturalmente, come per le precedenti scale illustrate, sebbene sia enfatizzata la descrizione delle azioni, i sentimenti non sono ignorati, grazie alle Identity questions:Cosa ti dice di te questo?”

Ecco alcuni esempi di altre scale usate in Terapia Centrata sulla Soluzione:

  • Scala della sicurezza: Con questa scala il terapeuta chiede alla persona dove si trova su una scala da 0 a 10, dove 0 significa che non è affatto sicuro di raggiungere il suo futuro desiderato e 10 significa essere certo che ce la farà.
  • Scala della motivazione a cambiare: Il terapeuta può chiedere di definire su una scala da 0 a 10 la motivazione del cliente al cambiamento, dove 0 rappresenta che non c’è il minimo interesse a cambiare le cose e 10 significa che al momento è la cosa più importante che ha di fronte e che va cambiata.
  • Scala del coping: Con questa scala la persona può definire la sua percezione di farcela a sopravvivere/continuare/affrontare la situazione, dove 0 significa che non può resistere un altro minuto e 10 che è certo di riuscire a farcela.
  • Scala dell’impegno: Qui si chiede al cliente di valutare se ritiene di potersi impegnare a risolvere la sua situazione o il suo problema. Su una scala da 0 a 10, 0 rappresenta che la persona non farà niente di diverso per risolvere la situazione e 10 significa che sa che farà qualunque cosa necessaria per uscirne fuori.

Anche queste scale hanno il fine di identificare esempi di successo che il cliente sta già mettendo in atto e cogliere indizi di miglioramenti futuri.

 

Scarica gratis l'ebook sulle Terapie Brevi

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Berg, I. K., & de Shazer, S. (1993). Making numbers talk: A solution-focused approach. The new language of change, 5-24.

Cannistrà, F., & Piccirilli, F. (2021). Terapia breve centrata sulla soluzione: Principi e pratiche. EPC srl.

George, E. (2017) Scaling up our practice. [https://www.brief.org.uk/blog/2017/05/04/scaling-up-our-practice/] (consultato in data 12/12/22)

Lutz, A. B. (2013). Learning solution-focused therapy: An illustrated guide. American Psychiatric Pub.

Tyrell M. (2015) 3 Scaling Questions From Solution Focused Therapy. [https://www.unk.com/blog/solution-focused-questions-scaling-in-therapy/] (consultato in data 12/12/22)